La donna delle pulizie che aiutò le scoperte nucleari di Fermi

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Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina

«Una sana goliardia culturale» così il sulmonese Fabio Cardone definisce il suo libro «Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina» (Di Renzo Editore) che riporta per la prima volta una indiscrezione degli ambienti scientifici, destinata a scuotere la tradizionale immagine di Enrico Fermi.

La tesi che emerge dal volume, abbondantemente documentata grazie anche alla testimonianza di uno dei tecnici che partecipò all’esperimento (Mario Berardo), è che il grande fisico abbia scoperto la scissione dell’atomo grazie alla donna delle pulizie del Regio Istituto fisico di Roma, la signora Cesarina Marani.

La storia non ufficiale che raccontano Cardone e Mignani, infatti, è che Fermi, impegnato nello studio della radioattività, capì l’inspiegabile variazione dei risultati di un esperimento che stava conducendo sull’attività dei neutroni solo quando si accorse che la sora Cesarina lasciava di nascosto, a volte, sotto il tavolo da laboratorio un secchio pieno d’acqua.

La scoperta del particolare gli fece capire che la presenza o meno dell’acqua nella situazione sperimentale determinava una variazione nella velocità dei neutroni che, rallentati, producevano maggiore radioattività. Enrico Fermi, compreso il ruolo del liquido fece trasportare gli strumenti per l’esperimento in giardino. Fu lì, nella vasca dei pesci rossi, che nel 1934 ebbe la conferma dell’importanza dell’acqua nella riuscita dell’esperimento era la premessa per la fissione atomica, cui arrivò concretamente anni dopo in America.

La sora Cesarina quindi, con il suo pesante secchio, innescò in Fermi, ovviamente senza volerlo, l’intuizione che lo portò alla più importante scoperta del Novecento: la fissione nucleare.

Gli autori del libro sono due fisici: Fabio Cardone e Roberto Mignani, due scienziati di livello internazionale. Cardone è un docente universitario, inserito nel «Catalogo mondiale delle personalità insigni viventi nelle arti, scienza, economia e politica» e allievo di cinque premi Nobel della fisica, tra i quali Rubbia.

La prima delle stranezze di questo libro che ironizza su uno dei mostri sacri della fisica mondiale risiede nel fatto che, come ammette lo stesso Cardone, «generalmente i fisici non amano molto ironizzare sulla loro disciplina».

La particolare godibilità del testo ha fatto sì che il libro attirasse l’attenzione internazionale della stampa e delle comunità scientifiche straniere. L’ultima presentazione del volume si è tenuta alla Columbia University, luogo dove tra l’altro Fermi tenne gli ultimi esperimenti durante il suo esilio volontario dall’Italia. Un libro un po’ irriverente, che però non vuole assolutamente infangare la memoria di un monumento della fisica mondiale come Fermi, anzi, tende a umanizzarlo.

Il Centro, Cultura & Società
Massimiliano Bianchi