I secchi d’acqua hanno aiutato Fermi

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Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina

Lasciati dalla donna delle pulizie rallentavano i neutroni aprendo la strada alla scoperta della fissione nucleare

La storia dei ragazzi di via Panisperna, quel gruppo di scienziati romani guidati da Fermi che, attorno agli anni ’30, diedero un contributo decisivo alla fisica nucleare, è come una miniera da cui studiosi di ogni tipo riescono a cavare materiale sorprendente.

Da ultimi, a scavare nella miniera di via Panisperna, sono stati due professori di fisica relativistica, Fabio Cardone dell’Università dell’Aquila e Roberto Mignani di Roma Tre, col proposito di risolvere un giallo scientifico: che cosa portò Fermi a scoprire che i neutroni rallentati erano i proiettili giusti per penetrare il nucleo atomico?

Domanda di interesse non esclusivamente specialistico, poiché da quella scoperta scaturirono due applicazioni di grande impatto: la fissione nucleare e, quindi, quella che oggi è la contestata energia nucleare; e le micidiali bombe nucleari. La soluzione del giallo, che anticipiamo subito, sta nei secchi di acqua lasciati dalla donna delle pulizie nel laboratorio di via Panisperna.

Per questo i due fisici hanno intitolato il saggio in cui viene ricostruita l’incredibile vicenda: “Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina. Metodo, pregiudizio e caso in fisica“, Di Renzo Editore.

Seguiamo la ricostruzione dei fatti. Siamo nel 1934. Molti fisici, nel mondo, sono impegnati a bombardare il nucleo atomico con particelle elementari, allo scopo di comprenderne struttura e comportamento. Fermi intuisce che il neutrone, privo di carica elettrica, è il proiettile più efficace.

Fin qui lo guida la sua indiscussa genialità. Gli esperimenti hanno successo: il neutrone si inserisce, talvolta, nel nucleo atomico e fa diventare radioattivi gli elementi bombardati o addirittura li fa trasformare in altri elementi. Fermi e i suoi ragazzi: Rasetti, Segrè, Amaldi e Pontecorvo, a cui si è aggiunto anche il chimico D’Agostino, acquistano la fama di moderni alchimisti.

A questo punto, nel laboratorio di via Panisperna, cominciano a succedere fatti strani.

L’efficacia dei proiettili neutronici varia in maniera incontrollabile. Le relazioni ufficiali dicono che Fermi scopre, per caso, che interponendo acqua fra la sorgente dei neutroni e i nuclei atomici da bombardare, la corsa dei neutroni rallenta e le probabilità di scontro aumentano.

Fermi fa ripetere l’esperimento nella mitica vasca dei pesci rossi, realizzando, senza rendersene subito conto, la prima fissione dell’uranio. Ebbene, secondo Cardone e Mignani, che hanno raccolto documenti e testimonianze lasciate sia dal chimico D’Agostino, sia dal vecchio custode dell’Istituto Mario Berardo, il caso che ha portato Fermi a questa intuizione si chiama “sora Cesarina”. Cesarina Marani, donna delle pulizie dell’Istituto di fisica, all’insaputa degli sperimentatori, spesso nascondeva sotto il ripiano di laboratorio alcuni secchi colmi d’acqua, in modo da ritrovarseli pronti al momento di lavare i pavimenti.

Proprio l’acqua di quei secchi sarebbe stata la responsabile del rallentamento dei neutroni e, quindi, della scoperta di Fermi che ha aperto la strada allo sfruttamento dell’energia nucleare, nel bene e nel male. Oltre alla piacevole ricostruzione, un altro pregio del libro di Cardone e Mignani sta nelle riflessioni, alternate al racconto, sul ruolo che giocano l’intelligenza, il pregiudizio e il caso nelle grandi scoperte scientifiche.

Corriere della Sera, Scienza – Domenica, 11 Marzo 2001
Franco Foresta Martin