La genetica sconfessa il razzismo, parola di Luigi Cavalli Sforza

Anche noi volevamo dire la nostra sul caso di George Floyd, l’afroamericano rimasto ucciso durante un fermo della polizia a Houston lo scorso 25 maggio. Alla ricerca di un appiglio per agganciarci al tema del razzismo, non ci riusciva di trovare nulla – nel nostro catalogo quasi interamente dedicato alla divulgazione scientifica – che potesse offrire uno spunto di riflessione a questo riguardo.

La risposta è arrivata quasi da sola: perché non lasciare alla scienza il compito di sfatare i miti che circondano la questione razziale? Ci è venuto in aiuto uno dei nostri autori più prestigiosi, Luigi Cavalli Sforza, genetista di fama internazionale, che ha lavorato anche negli Stati Uniti, e che abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra collana I Dialoghi.

Il caso e la necessità
Il libro di Luigi Luca Cavalli Sforza

Nel suo libretto – dal titolo non originale ma fortemente evocativo, Il caso e la necessità – Cavalli Sforza racconta la sua parabola nella ricerca sulla genetica della popolazione umana, che lo ha portato a porre le fondamenta della storia evolutiva dell’umanità.

Spaziando anche verso campi a lui poco familiari, come l’archeologia o la linguistica, Cavalli Sforza ha cercato i segni lasciati nel nostro patrimonio genetico dai grandi eventi che hanno segnato la storia dell’uomo.

Tra i “concetti” genetici precisati da Cavalli Sforza, quello di deriva genetica, ovvero la componente della nostra evoluzione dovuta a fattori casuali, potrebbe potenzialmente realizzare il sogno dei razzisti: provocando una perdita di variazione genetica, se è continua può rendere una popolazione “sempre più omogenea, fatta di individui geneticamente eguali fra loro”. Per fortuna però i suoi risvolti sono poco piacevoli: la bassa variabilità genetica porta infatti sempre con sé una maggiore incidenza di malattie ereditarie.

Per fortuna, ci dice Cavalli Sforza, i danni che potrebbero derivare dalla purezza genetica sono scongiurati dalle mutazioni, che producono novità, e dagli scambi migratori. La riduzione della variazione genetica è dannosa come un matrimonio tra consanguinei, poiché è l’eterozigosi a essere responsabile della sopravvivenza e della fertilità. Lo sanno bene gli agricoltori e gli allevatori, che infatti praticano l’ibridazione, incrociando specie e varietà diverse per produrre esemplari forti e duratori.

Nel ricordare la passione che lo ho guidato nelle sue ricerche e nei sui studi, Cavalli Sforza non dimentica mai di sottolineare la propria consapevolezza dell’importanza del suo lavoro. “Non si tratta solo di soddisfare una curiosità che molti, ma certo non tutti, hanno. Si tratta di smontare le sciocchezze sulle razze pure e le razze superiori, che i razzisti hanno accumulato, e continuano ad accumulare.”

 

Foto di Markus Winkler da Pixabay