Vendite e lettura: l’e-commerce ci salverà?

È notizia di qualche giorno fa che Amazon starebbe per mandare a casa gran parte dei suoi magazzinieri negli States per sostituirli con una super-macchina in grado di fare 600 pacchi l’ora, uno ogni 6 secondi.

A parte l’orgoglio nazionale – la macchina impacchettatrice è un brevetto di un’azienda italiana – la notizia preoccupa, perché per l’ennesima volta una macchina riduce la necessità del lavoro umano.

Ad operarla servono solo due persone, una che fornisce la merce da impacchettare e una che la ritira già bella impacchettata. La macchina fa proprio tutto: fa una scansione volumetrica del prodotto e poi, tramite la lettura di un codice, include automaticamente la bolla d’accompagnamento e la fattura, fa il pacco e ci attacca l’etichetta.

Ma a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è da dire che il libro è il prodotto ideale per questo tipo di macchinario e si potrebbe anche ipotizzare che la rapidità di spedizione su cui Amazon e gli altri provider on line possono ora contare ne aumenti il consumo risollevando, almeno nel nostro Paese, le scarne cifre dell’editoria.

Secondo un’analisi dell’Associazione Italiana Editori (AIE), la situazione dell’editoria italiana non è proprio rosea. Dopo un picco nel 2017, in cui sembrava essersi ripresa dagli anni bui di inizio decade, il 2018 è stato nuovamente in rosso. Si tratta di percentuali rispetto agli anni precedenti, quindi non così terribili, ma se si pensa che in Italia si pubblicano oltre 60.000 libri l’anno e che ci sono almeno 1500 editori attivi sul territorio, fa tristezza pensare che appena il 40% degli italiani legge almeno un libro l’anno, e che in questo 40% i lettori forti – quelli che ne leggono almeno uno al mese – sono appena il 13%.

Ma questi non sono i soli dati sconfortanti: le donne leggono ancora più degli uomini, in tutte le fasce d’età; al Nord si legge più che al Sud. Insomma, in questi anni nulla sembra essere cambiato.

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Qualche dato rincuorante a dire il vero c’è, e non è da sottovalutare. Primo tra tutti l’aumento del consumo di libri da parte di bambini e ragazzi: sapere che le nuove generazioni hanno preso il “vizio” di leggere apre prospettive incoraggianti per il futuro.

Inoltre, il lettore italiano è sempre più focalizzato, e predilige letture specialistiche diverse dalla narrativa. E anche gli editori hanno imparato a specializzarsi, con pubblicazioni che tendono a occupare nicchie, ancora scoperte, in scienza, economia, psicologia, storia, ambiente, ecc.

Un altro dato interessante è che per i libri si spende comunque di più che per andare al cinema, a teatro, a vedere una mostra o un concerto, o per comprare un CD. È un dato figlio del cambiamento culturale portato dalle tecnologie, per cui si sceglie ciò che è più rapidamente fruibile: e infatti la spesa per gli abbonamenti alle pay-TV è di poco inferiore.

Resta il fatto che in Europa siamo il fanalino di coda. Sarà per la congiuntura economica, o magari per l’impoverimento culturale, ma nella classifica degli indici di lettura siamo dietro a gran parte dei paesi occidentali, europei e non.

Ma anche questo sarebbe sopportabile se non fosse accompagnato dell’ennesima dura verità: il livello di competenze nella comprensione dei testi dei lettori italiani è particolarmente basso. Vale a dire che i già esigui lettori non sono nemmeno in grado di beneficiare totalmente di quello che leggono.

Se la super-macchina impacchetta-libri riuscisse davvero a trasformare in un baleno il tempo che passa tra lo slancio emotivo che ci spinge all’acquisto e l’apertura del plico sul divano di casa nostra, forse potremmo sperare in una ripresa dell’editoria. Forse si comprerebbero più libri, e magari si leggerebbero pure.

Certo, sparirebbero forse le librerie, ancora il canale preferenziale per l’acquisto di libri; e i lettori forti che amano passeggiare tra gli scaffali potrebbero farlo solo virtualmente. Del resto, stando ai dati, sono sempre meno quelli che scelgono un libro curiosando in libreria, e si preferisce invece seguire i consigli di amici e parenti o di blogger e social. Anche il libraio, o il commesso nelle catene librarie, sembra dunque destinato all’estinzione.

Ma ancora una volta vogliamo essere positivi. Riccardo Luna, giornalista esperto di nuove tecnologie e fine analista dell’impatto che hanno o potrebbero avere sul nostro futuro, commentava alla radio che è arrivato il momento di cercare nuovi lavori in cui la presenza umana sia ancora necessaria. Ad esempio un lavoro in cui aver letto tanto – e magari bene – possa fare la differenza.