Sogni: perché li dimentichiamo?

I sogni possono essere vividi, eterei, piacevoli, spaventosi, spesso tremendamente reali. Poi però, trascorsa qualche ora, svaniscono. I sogni sono destinati ad essere dimenticati, per la disperazione degli psicologi freudiani e di chi crede nel destino e nelle premonizioni.

Per la maggior parte di noi, il sogno è una presenza fissa ma intangibile. Se siamo fortunati, la nostra mente ne trattiene qualche sprazzo. Ma perché è così faticoso riuscire a ricordare i dettagli dei nostri sogni? Le ragioni si trovano senza dubbio nella biologia e nella mente subconscia.

Dormire è una questione più complessa da quanto si creda, le neuroscienze ce lo dicono già da tempo. Quando è a riposo, il nostro cervello passa da uno stato mentale all’altro, di diversa intensità, con momenti di piena attività mentale. Praticamente un giro sulle montagne russe.

L’attività onirica è strettamente correlata alla fase del sonno nota come REM (Rapid Eye Movement). In questa fase gli occhi si muovono in maniera oscillatoria e ritmica (nota come nistagmo), ma comprende anche altre alterazioni fisiologiche come ad esempio il battito cardiaco irregolare, una respirazione più debole e variazioni della pressione.

Nel mondo dei sogni
Il libro, sintetico, scorrevole mette a confronto le diverse teorie di Freud, Jung, Adler, Rank, Fromm

Il nostro organismo entra in uno stato fisico noto come “atonia”. La fase REM si verifica circa 90 minuti dopo l’addormentamento ed è proprio in questa fase che cominciamo a sognare. Infatti durante la fase REM c’è un maggiore apporto di sangue verso alcune parti cruciali del cervello, come la corteccia (che fornisce il contenuto dei nostri sogni), e il sistema limbico (che processa i nostri stati emotivi).

Al contrario, i lobi frontali, responsabili delle nostre facoltà critiche, sono a riposo e per questo accettiamo senza troppe domande le trame spesso insensate dei nostri sogni fino a che non ci svegliamo.

Ma più le immagini sono mescolate e confuse, più è difficile per noi trattenerle nella memoria, mentre i sogni strutturati in maniera chiara sono assai più semplici da ricordare, dicono gli esperti.

Tuttavia, dimenticare i sogni sarebbe più che altro una questione “fisica”: infatti durante il sonno i nostri livelli di noradrenalina – l’ormone che “innesca” il corpo e la mente all’azione – sono al minimo. E la netta separazione tra il sogno e la veglia non sarebbe un caso. Se ricordassimo tutti i dettagli di un sogno come ci accade per la vita che conduciamo da svegli, si potrebbe rischiare di confondere lo stato onirico con la vita reale. Quasi la trama di un film…

La carenza di noradrenalina ci impedisce dunque di trattenere il ricordo dei nostri sogni. Se stiamo sognando, appena prima di svegliarci, magari in modo brusco (ad esempio al suono di una sveglia), i livelli di noradrenalina si bloccano e ricordare le immagini del sogno ci diventa praticamente impossibile. Anche addormentarsi troppo velocemente e dormire molto profondamente favoriscono bassi livelli di noradrenalina.

I pochi frammenti di sogno che ricordiamo provengono in genere da altre fasi del sonno, in cui questa sostanza raggiunge livelli sufficienti nel nostro organismo. Secondo alcuni studiosi, prima di addormentarci del tutto, nel momento in cui il sonno sta per sopraggiungere, la nostra mente vaga attraverso una serie di immagini: questa fase viene definita illusione ipnagogica e ciò che si sogna – o si crede di sognare – viene ricordato molto bene. Si tratta di una fase molto breve, 10 minuti al massimo, ma chi si addormenta subito può non ricordare nulla.

Sognare
Allan Hobson,passa alla chimica dei sogni, ripercorrendo un cammino tra psicoanalisi e scienza.

Esiste in modo per combattere la biologia e ricordare i propri sogni? Qualche trucco c’è, dicono i ricercatori del sonno. Poltrire un po’ dopo essersi svegliati, ad esempio, aiuta a ricordare, ma si tratta comunque di una questione biologica.

Si può però tentare di restare sdraiato, ad occhi chiusi, cercando di “passare in rassegna” il proprio sogno mentre ci si sveglia. Anche svegliarsi spesso durante la notte contribuisce a ricordare i propri sogni (magari con l’aiuto di qualche bicchiere d’acqua in più!). In genere il risveglio notturno avviene dopo una fase REM, e poiché è un risveglio “naturale” trattenere i sogni nella memoria è più probabile.

Infine, si può ricorrere alla vecchia, cara tecnica del mantra: basta ripetersi di voler ricordare i propri sogni mentre ci si addormenta… Provate, sembra che funzioni davvero.