Emozioni, cosa sono e come interpretarle

Espressioni facciali

È possibile classificare le espressioni facciali che riflettono un’emozione? Paul Ekman ci sta provando. Il massimo esperto di sistemi di codifica delle espressioni facciali ci dice innanzitutto che esistono almeno sette espressioni facciali universali che esprimono le sette grandi famiglie di emozioni che siamo in grado di provare ed esprimere: rabbia, felicità, tristezza, disprezzo, sorpresa, paura e disgusto.

Ovviamente non esiste una sola espressione facciale per ciascuna emozione, ma una grande varietà di espressioni all’apparenza diverse ma strettamente correlate dal punto di vista visivo. Per la rabbia, ad esempio, Ekman ha trovato almeno 60 espressioni facciali diverse che presentano configurazioni comuni che le distinguono dalle altre famiglie. Le variazioni riflettono i vari aspetti dell’emozione, la sua intensità, il suo controllo da parte di chi la prova, la sua spontaneità e le caratteristiche dell’evento che l’ha innescata.

La seduzione delle bugie
Paul Ekman si racconta in questo libro.

Secondo Ekman, le famiglie di emozioni sono costituite da stati affettivi correlati, che condividono una serie di caratteristiche comuni che li distinguono dalle altre famiglie. Continuando con l’esempio della rabbia, la sua intensità può variare dal fastidio alla collera, passando per tutta una serie di sottili sfumature come il risentimento, l’indignazione e lo sdegno, la rivalsa, la follia incontrollata, ecc.

Le caratteristiche condivise da tutti i membri di una certa famiglia di emozioni rappresentano il tema di quell’emozione, la sua natura più intrinseca, mentre i membri stessi sono le variazioni sul tema che riflettono le circostanze specifiche dell’emozione. Queste distinzioni sono riflesse nel linguaggio che usiamo per descrivere le emozioni e le loro sfumature.

Possiamo descrivere un atteggiamento di rabbia come polemico, scontroso, suscettibile o imbronciato, se pensiamo al comportamento della persona che la sta provando, oppure possiamo usare metafore più colorite (“ne ha fin sopra i capelli”, “ha le palle piene”) e fare riferimento ad alterazioni fisiologiche (“è acceso dalla rabbia”, “ha i capelli dritti”).

Ma quali sono le informazioni comunicate da un’espressione facciale?

In teoria non sappiamo quali informazioni le persone ricavino dall’osservazione delle espressioni facciali, poiché sono di norma accompagnate dal linguaggio, dai gesti e dalla postura. Del resto i test che hanno tentato di determinare le informazioni ottenute dagli osservatori di espressioni facciali viste fuori dal loro contesto sono riusciti a rispondere alla domanda “Cosa può segnalare quel volto?” ma non a quella ben più importante: “Quali informazioni segnala generalmente quel volto?”

Come interpretiamo le espressioni facciali? Prendiamo i messaggi che potrebbero essere comunicati da un’espressione facciale in cui le sopracciglia vengono abbassate e unite, la palpebra superiore sollevata, quella inferiore serrata, le labbra strette. Il messaggio comunicato può essere antecedente, il risultato di un evento avvenuto in precedenza (ad es. “qualcuno deve averla insultata”), un riflesso di come si sente la persona (ad es. “deve sentirsi molto tesa”), o di cosa sta pensando (ad es. “sembra vendicativa”).

L’osservatore può persino interpretare l’espressione in termini di quale potrebbe essere la sua mossa successiva (tipo “sta per colpirmi”). Un altro possibile messaggio potrebbe essere più metaforico (“bolle di rabbia”), o specifico (“è matta”) o generale (“non si sente bene”).

Ovviamente un gruppo appartenente alla stessa cultura si troverà d’accordo sull’interpretazione da dare a questi messaggi emozionali. Ma cosa accade in culture diverse? Esistono tipi diversi di messaggio che culture diverse possono attribuire a ciascuna espressione? E come interpretare le espressioni facciali dei bambini? E se fossero loro gli osservatori?

Nonostante l’esistenza di espressioni facciali universali, dunque, il contesto sociale, le caratteristiche demografiche e ovviamente la personalità e la maturità degli individui possono modificare il messaggio comunicato e la sua interpretazione da parte dell’osservatore.