In silenzio o con la musica nelle orecchie? Qual è il metodo migliore per apprendere?

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Quante volte vi sarà capitato di entrare in biblioteca e notare la maggior parte degli studenti con le cuffie nelle orecchie? La musica, si sa, rappresenta un valore aggiunto e molto significativo per la nostra vita e lungi dall’immaginario classico dello studente isolato in sessioni silenziose e privatissime di studio, molti ragazzi preferiscono studiare ascoltando la musica.

Si tratta di una pratica ormai diffusa che, considerata di buon ausilio alla ricezione, produrrebbe a conti fatti una comprensione migliorata. Ma possiamo davvero affermare di ottenere una concentrazione maggiore? L’ascolto facilita realmente l’apprendimento?

Se la ricerca sul campo si è più volte contraddetta, mostrando risultati spesso ambigui, tuttavia le osservazioni condotte hanno permesso di offrire agli studenti, in cerca di metodi migliori per studiare, una serie di strumenti comunque utili alla causa.

La teoria Effetto Mozart

Il collegamento più noto che unisce musica e miglioramento cognitivo è relativo al cosiddetto “Effetto Mozart“. La teoria – elaborata nel 1993 da Gordon Shaw e Frances Rauscher – ipotizza che ascoltare la sonata in re maggiore per due pianoforti di Wolfgang Amadeus Mozart, potenzierebbe le capacità cognitive per circa dieci o quindici minuti.

Questa teoria, molto controversa, è giudicata addirittura inattendibile da altri scienziati, i quali non riuscirono a fornire nel tempo alcuna prova sostanziale che ne accertasse la veridicità.

Nel 1998 il dipartimento di psicologia del Wisconsin dimostrò che la musica di Mozart stimolava temporaneamente solo l’intelligenza spazio-temporale, vale a dire quell’area deputata alla capacità di analisi delle forme, delle posizioni degli oggetti nello spazio, nonché allo sviluppo del senso dell’orientamento.

Silenzio, per favore

Resterebbe dunque valido l’adagio per cui il silenzio è d’oro? Una ricerca condotta da Imre Kirste della Duke University – datata 2013 e pubblicata sulla rivista Brain, Structure and Function –  ha dimostrato che il silenzio è di grande aiuto per l’apprendimento e che l’esposizione per due ore al giorno, favorisce la generazione di nuove cellule nell’ippocampo, regione del cervello associata a memoria, emozione e apprendimento.

Ma come si ottiene il silenzio assoluto? Il rumore di fondo è una costante incessante della nostra quotidianità e spesso arrivare a liberarsene è un’impresa davvero impossibile. Esistono effettivamente pochi luoghi al mondo autenticamente silenziosi, pertanto portare con sé un lettore mp3 e un paio di cuffie potrebbe rivelarsi utile se si sta cercando di evitare la distrazione a ogni costo.

Ma cosa bisogna ascoltare?

Lo stile, il volume e il ritmo della musica, unite alla personalità dello studente possono certamente fare la differenza. È stato dimostrato come la costanza, nonché l’assenza di eccessivi cambi di ritmo, favoriscano la concentrazione rispetto agli stili musicali più inconsistenti, il che significherebbe, in tutta probabilità, che semmai aspirassimo a essere produttivi, dovremmo evitare il genere “Mathcore”.

Se la musica classica resta generalmente la migliore da ascoltare per leggere o studiare, tuttavia non esiste una soluzione univoca o decisiva da adottare. Molto spesso ascoltare il proprio genere preferito può influire negativamente sulla concentrazione, per questo è consigliabile l’ascolto di una musica neutra. Allo stesso modo però, quel tappeto musicale di sottofondo può risultare per alcuni, poco avvezzi al multi-tasking, un vero e proprio elemento di disturbo.

Studiare con la musica si o no?

Tutto dipende dalle specifiche modalità di fruizione, tipiche del singolo individuo. Una cosa è certa: l’ascolto fa bene. Incrementa la dopamina, assicurando un’esperienza gratificante e contribuisce a creare una condizione diffusa di benessere, adatta al compito che si desidera portare a termine.