La scuola in lockdown aumenta il disagio degli studenti

Stress dalla DAD

Uno studio americano pubblicato sulla piattaforma PLOS ONE ha analizzato le cause del disagio, ormai diffuso tra i nostri ragazzi, che ha seguito le restrizioni imposte dalla lotta alla pandemia. Il lockdown ha infatti portato a un isolamento generalizzato, con una forte riduzione dei contatti e della vita sociale, penalizzando soprattutto i più giovani.

Social, web e TV hanno cercato in qualche modo di sopperire alle carenze di contatti fisici e di relazioni sociali, ma a quanto pare la continua esposizione agli schermi sarebbe proprio il motivo di questo disagio psicologico.

Lo studio, svolto su oltre 2000 studenti delle università pubbliche americane, che hanno frequentato i corsi con la didattica a distanza, prevedeva la compilazione di un questionario: le risposte degli studenti hanno rivelato l’ansia e lo stress derivanti dal forzato isolamento e almeno il 20% si è detto poco motivato e improduttivo.

I dati hanno indicato che la metà di essi è a rischio di ricadute psicologiche, con un rischio maggiore per le studentesse che trascorrono almeno 8 ore davanti a un schermo – di TV, computer o smart phone – e che hanno un familiare o conoscente che ha contratto il COVID.

Senza ripudiare i benefici della didattica a distanza, che sta consentendo lo svolgimento delle lezioni in tutto il mondo, lo studio propone di alleviare questa condizione stando meno davanti a uno schermo e passando più tempo all’aria aperta.

Un’altra ricerca, stavolta inglese, avrebbe infatti dimostrato che la natura è la terapia migliore per il mantenimento del benessere psicofisico di tutti, tanto da arrivare a consigliare la “prescrizione” di almeno 2 h di natura a settimana. Una scoperta apparentemente ovvia, che tuttavia non trova applicazione pratica soprattutto per chi vive nelle grandi città, e che la pandemia ha reso ancora più difficile da praticare.

Foto di PDPics da Pixabay