Il mare di Marte. Intervista all’astrofisico Francesco Paresce

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È di fine luglio la notizia che su Marte c’è acqua. La scoperta, tutta italiana (sia perché effettuata da un gruppo di ricercatori italiani, sia perché compiuta grazie a un radar di manifattura italiana), è stata comunicata congiuntamente da ASI, INAF, CNR, Università di Roma “La Sapienza” e Università Roma Tre. Da qui alla ricerca di forme di vita, seppure monocellulari, il passo è breve e l’aspettativa è grande.

Abbiamo chiesto all’astrofisico Francesco Paresce, autore del libro “Tra razzi e telescopi. La vita nell’universo” (Di Renzo Editore, 2018), responsabile di importanti missioni spaziali di ESA e NASA nonché progettista di telescopi, di raccontarci questa avventura.

Come si è riusciti a scoprire un lago su Marte e quali strumenti sono stati utilizzati?

Lo strumento utilizzato è essenzialmente un radar – montato a bordo della sonda “Mars Express” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) – orbitante attorno a Marte. Tale radar emette un fascio di onde elettromagnetiche a bassa frequenza, dirette verso il suolo del pianeta. Il fascio riflesso viene poi analizzato per dedurre le caratteristiche fisiche della superficie e del sottosuolo. Man mano che la sonda ruota attorno al pianeta, il fascio ne esplora lentamente l’intera superficie, in cerca di possibili strutture interessanti, soprattutto in profondità.

È qui infatti che si ipotizza possano trovarsi giacimenti d’acqua sotterranei, impossibili da vedersi in superficie, soprattutto considerati i pessimi fattori ambientali del pianeta (temperatura ed evaporazione). In una zona prossima al polo Sud del pianeta e negli strati sottostanti le calotte polari, i segnali riflessi e ricevuti dal radar hanno appunto rivelato l’esistenza di un lago di acqua salata, con estensione di 20 km e una profondità di 1-2 metri. MARSIS – questo il nome tecnico dello strumento utilizzato: Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding – è in effetti l’unico radar in grado di esplorare il sottosuolo di Marte fino alla profondità di cinque chilometri.

Abbiamo letto che non è stata una scoperta recente: i dati sembrano risalire al 2011. Come mai solamente adesso sono usciti i risultati?

L’opera di collaudo per un apparato così complesso richiede almeno qualche anno di messa a punto. È necessario inoltre considerare adeguatamente i tempi per completare la scansione della superficie del pianeta e per analizzare e confrontare accuratamente i dati ottenuti.

L’acqua di Marte sembrerebbe essere salata: come incide questo sul possibile sviluppo di organismi viventi?

Si stima che la temperatura nella regione del lago sotterraneo sia dell’ordine di -70 gradi Celsius, ossia ben al di sotto della minima necessaria per avere acqua liquida. Ebbene, l’acqua può esistere in questa forma, liquida, soltanto a condizione di essere molto salata; ma a questa salinità il potenziale osmotico, tra la superficie della cellula di un organismo vivente e l’esterno, è tale da assorbire l’intera riserva di acqua dalla cellula, destinandola rapidamente a essiccazione. Quindi, in tali condizioni, la vita sarebbe impossibile.

Se dopo l’acqua si scoprisse che Marte è abitato (da organismi unicellulari), partirebbe la corsa alla colonizzazione o è solo un nostro sogno fantascientifico?

La scoperta di vita su Marte – seppur limitata al sottosuolo – avrebbe sicuramente una forte ripercussione sulle mire esplorative del pianeta, ma non sarebbe certo quel prodigio dettato dalla nostra fervida immaginazione. Dovremmo piuttosto affrontare altri interrogativi, volti alla risoluzione di quello che oggi sembra essere il mistero principale: dove sono finite l’acqua e l’atmosfera di Marte, un tempo così abbondanti? Se sono sparite come sembra, quale processo si è innescato? È possibile che la responsabilità sia stata dell’effetto serra del CO2 marziano? E la nostra Terra, seguirà l’esempio del vicino pianeta? Credo siano domande alle quali è necessario rispondere con maggiore urgenza.

A quali ulteriori sviluppi può portare questa scoperta?

Specifichiamo innanzitutto che la natura dei riflessi catturati da MARSIS è ancora incerta. Potrebbero essere legati all’esistenza effettiva di un lago d’acqua salata pura, ma anche – e non si esclude – a sedimenti fangosi presenti tra le rocce del sottosuolo, come gli acquiferi. Ricordiamo inoltre che nel tempo in cui il Mars Reconnaisance Orbiter (MRO) – sonda spaziale polifunzionale della NASA dalla strumentazione assai simile – ebbe modo di ispezionare la medesima zona, non riportò gli stessi risultati del MARSIS. Quindi, come sempre accade nella scienza, serviranno ancora molto tempo e molta dedizione, nonché misurazioni sempre più accurate, per confermare e chiarire la natura di questa scoperta potenzialmente meravigliosa.

Da Marte, tuttavia, più che aspettarmi notizie di vita futura, mi attendo informazioni sulla vita estinta. Informazioni che potrebbero rilevarsi ugualmente utili per noi terrestri.

Immagine tratta dal sito della NASA