Isolamento, elisir di lunga vita

Vita serena

Praticamente in tutto il mondo, la diffusione della pandemia si sta riflettendo sul tasso di mortalità, sebbene con forti differenze tra aree geografiche diverse, anche all’interno dello stesso stato. In Italia, il numero di persone decedute non era così elevato dal 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale.

Un eccezione, però, c’è: è la Nuova Zelanda, il cui tasso di mortalità è stato, nel 2020, inferiore rispetto ai livelli degli anni precedenti. Il Paese è considerato uno dei più virtuosi nella gestione della pandemia, controllata a furia di chiusura delle frontiere, lockdown e grande collaborazione da parte della popolazione.

Malattie in agguatoCerto l’isolamento geografico e la bassa densità demografica hanno facilitato le cose, ma fatto sta che in Nuova Zelanda nel 2020 ci sono stati meno morti per ogni causa. Come mai? Le misure adottate (e, evidentemente, rigorosamente rispettate dai cittadini) per frenare la diffusione del virus del Covid-19 hanno ridotto, in generale, anche la trasmissione di altre malattie come l’influenza, la bronchite e altri malattie respiratorie.

Per non parlare poi del fatto che la ridotta circolazione di mezzi e persone ha diminuito gli incidenti stradali, le morti sul lavoro, le influenze negative dell’inquinamento. Molti eventi che possono portare al decesso, ad esempio le operazioni chirurgiche, sono stati sospesi o rinviati, e anche questo ha contribuito alla riduzione della mortalità.

Per il momento si tratta solo di ipotesi, – e i dati andranno rivalutati al termine del lockdown – ma c’è di che riflettere. Basti pensare che in tutto il mondo si è registrato un calo non trascurabile di parti prematuri. Meno infezioni, meno medicinali assunti, ritmi di vita più blandi, riduzione dell’inquinamento: questi i fattori che hanno contribuito al dato positivo.

C’è da dire che non è un caso che proprio i neozelandesi siano riusciti nell’intento: con una media di 18 abitanti per km2 (in Italia è di 200 abitanti per una superficie di poco maggiore), questo popolo sembrerebbe piuttosto abituato all’isolamento e alla gestione del lavoro e della socialità attraverso i mezzi digitali.

Che lo stile di vita occidentale sia ormai divenuto frenetico ed esigente in termini di stress e salute non è una novità; che l’isolamento sia un fattore “benefico” per una vita lunga e serena, nemmeno, come dimostrano le comunità più longeve nel mondo.

Il dilemma è allora tra salute fisica e mentale, tra benessere e divertimento. Come sempre, forse vale la pena optare per una via di mezzo: un lavoro che appassiona senza stressare, pochi amici ma buoni, e un bel libro per coltivare lo spirito.

Foto di Susanne Pälmer da Pixabay