Storie di donne che “danno i numeri”

In film di qualche tempo fa, una brillante esperta di legge difende una donna divorziata che si contende con l’ex-marito l’amministrazione del patrimonio di un figlio suicida. La legge dell’epoca – mica il 1800, bensì il 1971 – recitava espressamente che in questi casi gli uomini dovevano essere preferiti alle donne. La finzione cinematografica vuole alla base della norma l’innegabile legge della natura che “gli uomini sono più bravi in matematica”. Insomma la matematica non sarebbe roba da donne.

Che dire allora di Katherine Johnson? Che ha calcolato le traiettorie delle orbite, delle finestre di lancio e dei rientri dei voli spaziali della NASA ai tempi delle missioni Apollo. Anche lei immortalata in un film, non era forse più brava dei computer, ma era una donna di colore, affiliata all’istituzione tecnologicamente più prestigiosa della sua epoca in uno stato in cui vigeva ancora la separazione razziale.

E di Ada Lovelace? Che è passata alla storia come l’ideatrice del primo algoritmo espressamente concepito per essere elaborato da una macchina. Era il 1800 e la macchina in questione era quella creata da Charles Babbage. Nulla a che vedere con i nostri computer, ma quanto basta per dire – forse in maniera un po’ azzardata – che la prima programmatrice di computer al mondo è stata una donna. Doveva essere proprio una famiglia strampalata la sua, visto che il padre – George Byron – invece era un poeta.

E di Grace Hopper? Che a lei si deve un enorme salto di qualità nella storia dell’informatica: il compilatore, un programma informatico che “traduce” istruzioni scritte da un linguaggio informatico a un altro, velocizzando le funzioni dei computer quali le conosciamo oggi.

A dire che la matematica non è per le donne c’era rimasta solo quella Barbie adolescente, lanciata nel 1992, che annoverava – tra le oltre 250 frasi che era in grado di pronunciare – anche quella che recitava: “L’ora di matematica è tosta”. In realtà non c’è più nemmeno lei, perché una rete di scambio tra donne impegnate nell’ambito tecnologico, Systers, capitanata – guarda caso – dalla programmatrice Anita Borg, chiese ed ottenne il suo ritiro dal mercato.

Il mondo della scienza ha bisogno di donne,” dice una neurobiologa in una popolare sit-com: per combattere i pregiudizi, superare le discriminazioni e dare il buon esempio.