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Come fare didattica a distanza. Consigli pratici

5 Maggio 2021

L’anno scolastico sta terminando tra le varie difficoltà che abbiamo superato. La DAD, didattica a distanza, ha permesso di non interrompere i corsi, dando la possibilità a “quasi” tutti gli studenti di frequentare le lezioni.

Dallo scorso anno, quando tutto è partito in emergenza, la situazione è certamente migliorata, ma c’è ancora un netto margine di miglioramento da implementare. Occorre lavorare ancora per affinare gli strumenti e ottimizzare alcune situazioni che rischiano di danneggiare studenti e famiglie.

Abbiamo chiesto al giornalista scientifico Giorgio di Bernardo Nicolai, autore di DAD-DID, Didattica a distanza digitale integrata, di spiegarci quali sono i limiti della DAD e i miglioramenti che si possono continuare ad apportare.

La situazione non appare rosea: “problemi alle infrastrutture, problemi economici e mancanza di educazione digitale”, sembrano essere le difficoltà più difficili da sormontare.

Il problema centrale della DAD è che non tiene conto delle limitazioni attualmente presentate dalla scuola italiana, né dei limiti di alcune famiglie in fatto di strumentazione digitale.

Per svolgere la didattica a distanza, ha spiegato Di Bernardo, è necessaria una connessione a banda larga e, quando lo scorso anno si è partiti con questo nuovo modo di insegnare in tutte le scuole, a molti studenti mancava lo strumento di base, cioè il computer. Attualmente una famiglia su quattro non ha accesso a internet veloce attraverso la banda larga e questo limita molto corretto funzionamento dell’istruzione a distanza.

Ancora più grave è il fatto che anche le scuole si trovano a fronteggiare lo stesso problema: molte scuole non sono dotate di accesso Wi-Fi a banda larga e quindi non è possibile connettersi in modo adeguato. L’insegnamento a distanza diventa così un problema enorme.

È dunque necessario apportare cambiamenti tecnologici, sviluppando un percorso che porti le scuole ad essere in grado di attuare la didattica a distanza anche negli anni successivi. Lo stesso vale per le famiglie che debbono dotarsi di computer, WiFi e quant’altro sia rilevante per lo svolgimento della DAD.

Tutti gli studenti devono poter accedere alla didattica a distanza e perché ciò avvenga è necessario eliminare il divario digitale che ci può essere tra una famiglia e l’altra, soprattutto in quei casi di nucleo familiare ampio, con tre o quattro figli che devono poter collegarsi contemporaneamente durante l’orario di lezione.

Oltre ai problemi infrastrutturali e logistici, c’è anche un problema che riguarda gli insegnanti, che non sono preparati a comunicare tramite il web. La DAD è una realtà troppo recente, nella quale i docenti si sono trovati catapultati all’improvviso. Non ci sono corsi di comunicazione effettuati dal Ministero dell’Istruzione che fornisca al corpo docente strumenti e metodi per insegnare in modo adeguato attraverso la DAD.

La comunicazione non verbale, sottolinea Di Bernardo Nicolai proprio nel volume, assume nella didattica a distanza un ruolo di primo piano in quanto mezzo principale per mantenere l’attenzione degli studenti che si trovano soli davanti a un computer. Qualche dato: la comunicazione che avviene quotidianamente avviene solo per il 7% attraverso il contenuto verbale; ben il 55% si attua attraverso la gestualità mentre il restante 38% è costituita dal tono vocale, dal volume, dalle pause.

Nell’insegnamento tradizionale, le tecniche di comunicazione non verbale vengono invece totalmente ignorate e la situazione è difficile persino quando le lezioni sono in presenza; ma diventa drammatica quando ci si trova a interfacciarsi con degli studenti attraverso la barriera di un monitor.

La DAD è come lo smartworking, una risorsa da non gettare alle ortiche una volta passata la bufera della pandemia. Si tratta di strumenti validi e alternativi che vanno sperimentati, studiati e implementati affinché l’istruzione possa essere più agile e adattabile a qualsiasi situazione.

Foto di Karolina Grabowska da Pixabay