Coppia in crisi, colpa della colpevolizzazione

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La coppia in crisi

La coppia in crisi e quello che fa scaturire la crisi. Vi proponiamo una lunga intervista a Robert Neuburger psicoanalista, psichiatra, vicepresidente della Società francese di terapia familiare, rilasciata a Le Monde nel 2008.

Nel suo ultimo libro L’arte di colpevolizzare, lei ha dichiarato che colpevolizzare è diventata una modalità molto diffusa all’interno delle coppie. Come si spiega questa evoluzione?

Un tempo la coppia si definiva secondo regole e princìpi strettamente stabiliti dalla Chiesa, dalla famiglia, dalla società. Queste istituzioni fornivano un quadro preciso di ciò che era permesso fare o che non si poteva fare.

In caso di conflitto o di inganni in seno alla coppia, queste strutture giocavano un ruolo importante. Avevano diritto di parola. Oggi, il loro ruolo è minore. Nelle famiglie, e più in generale nella società, gli affari di coppia vengono considerati come questioni private, nelle quali è meglio non immischiarsi. Di colpo, la coppia si definisce secondo criteri piuttosto vaghi. Ciascuno apporta, per tacito accordo, i propri valori, idee e convinzioni, confidando che l’altro li riconosca e li condivida.

Questa vaghezza ha dunque aperto la via alla colpevolizzazione?

In gran parte sì. Attualmente, il contratto si è molto alleggerito: la coppia non è più una prigionia perpetua, né una rendita economica. Ma lì dove uno si sarebbe aspettato di guadagnare in libertà e leggerezza, mai si sarebbe invece aspettato di trovare accuse talvolta violente e tentativi di colpevolizzare l’altro in nome di impegni immaginati, o semplicemente supposti, da uno dei due partner.

In che modo questa colpevolizzazione risulta dannosa per la coppia?

Il fatto di ricorrere a considerazioni come “è colpa tua se si è perso, se nostro figlio non ha passato l’esame, se la lavastoviglie è rotta…” permette di gettare la colpa sull’altro, senza doversi mettere in discussione.

Risultato: colui che è nella posizione dell’accusato non può che rifiutare l’accusa, reagire incolpando l’altro, o sottomettersi e riconoscersi colpevole.

In seguito, si formerà progressivamente uno schema mentale di tipo paranoico, che consiste nell’interpretare tutte le considerazioni o tutte le richieste come rimproveri. Cosa che, d’altronde, è molto comoda, perché permette a sua volta di non cogliere la domanda e restare fermi. Incatenato a questo sistema, ognuno crede di aver ragione. Dunque nulla cambia. E ciò distrugge la coppia.

Quali sono i vari tipi di colpevolizzazione che agiscono all’interno della coppia?

Ce ne sono tre. Gli stessi che ci vengono inculcati durante l’infanzia e che sono necessari alla nostra formazione ma che, riproposti nella coppia, diventano un problema.

  • La colpevolizzazione paternalista insegna la legge e la sottomissione alla regola. Il trasgressore si espone alla punizione.
  • La colpevolizzazione maternalista si fonda sull’amore e si può ridurre a questa frase: “Dovresti sentirti in colpa dinanzi a tua madre, che tanto ha sofferto per averti e tanto si è sacrificata per te”. Oppure altre farsi frequenti come: “Mi fai talmente preoccupare che mi farai morire”, “Mi fai preoccupare così tanto… che mi ucciderai…”.
  • Infine, la colpevolizzazione fraternalista consiste nell’inculcare la nozione di esempio e partecipazione, di sottomissione al gruppo. Attenzione, la colpevolizzazione maternalista non è prerogativa delle sole madri, né quella paternalista dei padri etc. Ciascun modo può essere usato dall’uno o dall’altra.

La colpevolizzazione fraternalista non potrebbe essere utile per un’equa divisione dei compiti?

No. Diffido di quella concezione della divisione dei compiti che presuppone che tutto il mondo faccia la stessa cosa. Se io faccio i piatti, li devi fare anche tu. Avevo una paziente che si rifiutava di allattare perché suo marito non avrebbe mai potuto farlo, non accettava di dover essere la sola a svegliarsi di notte.

All’idea di suddividere, preferisco quella della complementarietà, in cui ciascuno si attiene al proprio ambito di competenza o di preferenza. La coppia si basa sulla differenza, tendiamo a dimenticarlo. E le coppie di oggi tendono a fraternizzare.

Qual è il sintomo che pone in rilievo questo modo di colpevolizzare?

Un tempo, ci si sposava per mettere su una famiglia. La coppia era un elemento fondante e indissolubile. Oggi, la coppia è una nozione a parte, distinta dalla famiglia. Ogni coppia sa piuttosto bene cos’è una famiglia, ma non altrettanto cosa significhi essere coppia.

Ebbene, significa sentire di esistere innanzitutto in base alla propria identità sessuale. Spesso mi trovo a pensare: “Lui o lei non si vedono più come un uomo o una donna”. Il problema si accentua con l’arrivo dei figli: occupano un tale spazio che contribuiscono a confondere i punti di riferimento identitari. Diventare padre o madre al 100% non lascia più spazio all’uomo e alla donna.

Come di esce da questa spirale?

È necessario comprendere che la colpevolizzazione nella coppia mette in gioco la fragilità del legame. Sentirsi colpevolizzato dall’altro, significa sentirsi giudicati e meno amati. Ciò rappresenta una rottura del contratto, una forma di tradimento. Del tipo: “Dopotutto, quando mi hai conosciuto, ero così e non ti dava fastidio”. È vero. Quando le coppie sono innamorate, sanno mettere una distanza, l’umorismo. Semplicemente, non c’è nulla di acquisito.

Riposare sul “lui/lei mi deve amare come sono” non funziona. È allora indispensabile reintrodurre la seduzione nella coppia.

Articolo originale – Le Monde, 5 agosto 2008