Contorta e deforme, la Via Lattea cambia aspetto

Se l’abbiamo chiamata “Via Lattea” ci sarà pure un perché. Non solo perché nelle notti più buie ci appare bianchissima contro il profondo nero dello spazio, ma perché si è sempre pensato fosse piatta.

Anche quando, con tecniche e strumenti più all’avanguardia, studi recenti hanno dimostrato che si tratta di galassia a spirale barrata, composta cioè da un nucleo attraversato da una struttura a forma di barra da cui si dipartono i bracci della spirale, si è sempre ritenuto che si sviluppasse su un piano.

Gli astronomi dell’Università di Varsavia sostengono invece – udite! udite! – che la nostra galassia non sia affatto piatta, bensì contorta e deformata dall’interazione con altre galassie vicine.

L’immagine più popolare della Via Lattea – un disco piatto simile a un’UFO – si basa sull’osservazione di 2 milioni e mezzo di stelle tra le possibili 2 miliardi e mezzo che potrebbero costituirla. Gran parte delle sue proprietà, inoltre, vengono dedotte sulla base di osservazioni di altre galassie. Si tratta pertanto di una mera approssimazione della sua forma reale.

Grazie al progetto astronomico “Optical Gravitational Lensing Experiment” e al suo potente telescopio, gli astronomi di Varsavia hanno invece costruito una mappa tridimensionale della Via Lattea, in base alle posizioni e alle distanze di migliaia di stelle variabili cefeidi – stelle giovani migliaia di volte più luminose del Sole, tanto da poter essere osservate anche negli angoli più remoti della galassia. Inoltre, le cefeidi pulsano ad intervalli regolari che sono direttamente correlati alla loro luminosità, consentendo calcoli molto precisi della loro distanza.

La mappa così ottenuta mostra chiaramente che la Via lattea non è piatta, ma si contorce e si deforma partendo dal centro, con molta probabilità a causa di interazioni con le galassie satellite, con i gas intergalattici e con la materia oscura. Questi dati supportano quelli sulle cefeidi già pubblicati lo scorso febbraio da un’Università australiana e dell’Accademia Cinese per scienze.

Restano ancora enormi difficoltà nella mappatura della Via Lattea dall’interno, anche perché, almeno per ora, non è facile misurare la distanza delle stelle che si trovano nelle sue regioni più esterne.

Dobbiamo perciò accontentarci di quello che possiamo supporre: una lunghezza di 150.000 anni luce, circa 400 miliardi di stelle e almeno 100 miliardi di pianeti.

Intanto le osservazioni continuano e i dati raccolti aumentano, ma è comunque giunto il momento di dire addio alla striscia bianchissima e luminosa che ha finora popolato la nostra immaginazione. Addio anche ai nomi poetici – via degli uccelli, fiume d’argento, Gange celeste, strada dell’inverno, camino de Santiago – che in tutte le lingue e civiltà l’hanno identificata come un riferimento certo, un sentiero illuminato e visibile verso il buio assoluto dello spazio più profondo.