La trasmissione transgenerazionale del trauma

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Trasmissione transgenerazionali

Anne Ancelin Schützenberger, psicoterapeuta di fama internazionale ci introduce a questa disciplina che cerca di decodificare la trasmissione transgenerazionale e superare i traumi.

Secondo lei, la maggior parte dei traumi che ci riguardano non sono legati ad eventi recenti.

Nel corso della mia esperienza professionale ho scoperto che la nostra sofferenza non deriva necessariamente dai nostri genitori, ma da un passato molto lontano.  È necessario tornare a vecchi drammi per scoprire il trauma iniziale, che viene spesso ripetuto di generazione in generazione.

Il trauma originale è spesso legato a eventi storici. Per esempio, in Francia, il nostro retaggio psicologico è molto spesso legato alla Seconda guerra mondiale o alla rivoluzione e al terrore del 1793. Per rovesciare la metafora, sia che siate vittime o aggressori, di una famiglia di “ghigliottinati” o “ghigliottinatori”, lo shock del sangue versato rimane lo stesso, sia che siate da una parte o dall’altra.

Avevo un paziente che, intorno al 21 gennaio, anniversario della morte di Luigi XVI, vedeva comparire dei segni rossi sul collo. Una donna mi venne a trovare traumatizzata dall’incidente di suo fratello, decapitato da un ascensore. L’incidente si verificò il giorno della festa dei Re. Si scoprì che uno dei loro lontani antenati era uno di quelli che votarono per la morte di Luigi XVI e rimasero traumatizzati da questo.

Alcuni eventi traumatici non vengono “digeriti” da coloro che li vivono. Ci racconti di questi lutti forzati.

Ogni famiglia ha almeno uno scheletro nell’armadio perché, in un momento o nell’altro, si è verificato un evento traumatico. A volte questi fatti sono così inaccettabili che i genitori non possono piangere o parlare. Ma quello che non sappiamo in una famiglia è importante quanto quello che conosciamo. Ciò che non può essere trasmesso a parole si trasforma in male.

Come avviene questa trasmissione?

Nella prima generazione è un messaggio non pronunciato, nella seconda un segreto familiare, nella terza diventa un pensiero genealogico: non si possono nemmeno pensare le cose, ma esistono nel nostro inconscio. La nostra trasmissione può essere fatta attraverso il linguaggio del corpo.

Se il genitore smette improvvisamente di parlare, si allontana o devia su un argomento, il bambino capirà che c’ è qualcosa che non va anche se non sa cosa è successo, e lo ripeterà. Mi piace usare una metafora eloquente, quello della patata bollente: per sbarazzarsi di un trauma troppo pesante, alcuni passano questo peso alla generazione successiva, ci si passa una patata bollente di mano in mano, con la quale ognuno si brucia. Bisogna trovare l’evento traumatico e poi piangere al fine di andare avanti con la vita.

Perché ripetiamo gli stessi errori come i nostri antenati?

Finché il lutto non sarà elaborato, rimane un evento incompiuto: rivediamo il nostro passato attraverso la fedeltà della famiglia.  Nella stessa Bibbia parliamo di questo fenomeno:

I padri han mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati (Bibbia, Ezechiele, 18).

Molte persone fanno la stessa cosa dei loro antenati, o il contrario, senza capire perché. Bisogna fare le proprie scelte. A volte riproduciamo lo stesso dramma in tempi simili: si chiama sindrome di compleanno. Questa data può essere un momento specifico, come la vendemmia, una data come Natale o il 14 luglio, o un’ età identica. Ma non tutte le ripetizioni sono significative: le coincidenze esistono.

Come chiudere questo dolore?

Ho sviluppato uno strumento chiamato genosociogramma. Questo è un albero genealogico impreziosito dai legami positivi e negativi che ci possono unire con i membri della nostra famiglia. Registra eventi importanti: la perdita di un figlio, ma anche di una dimora o di un animale, di un incidente, di un cambiamento di vita, di un successo professionale.

Osservando il genosociogramma, si può vedere in una panoramica la storia della famiglia. Avere questa immagine davanti agli occhi provoca un shock emotivo liberatorio. Possiamo chiudere questi dolori in molti modi. Conoscevo una donna che ha bruciato il suo genosociogramma e poi l’ha seppellito nel suo giardino!