Professione reporter, il brutto vizio dell’informazione a tutti i costi

Giornalisti in azione

La ricerca della verità, il vizio dell’informazione, il virus del viaggio, la sete di emozioni. Sono questi gli elementi che spingono verso il mestiere di inviato speciale? Sembrerebbe di sì, leggendo la breve autobiografia di Gianni Perrelli, ex corrispondente de L’Espresso, che ha trascorso gran parte della sua carriera in giro per il mondo.

In Professione reporter, titolo forse un po’ scontato, Perrelli ci racconta la sua vita di giramondo incallito a caccia di notizie. Perché? Beh, lo abbiamo provocato noi. “Fai un mestiere singolare. In Italia sarete al massimo una decina ad andarvene in giro tutto l’anno per raccontare cosa accade nel mondo,” gli ha detto una volta l’editore Di Renzo.

Detto fatto, superate le prime perplessità – troppo pudore nel descrivere se stesso, troppa paura di prendersi sul serio – Perrelli si è lasciato sedurre dall’idea di compiere un altro tipo di viaggio, quello dentro i meccanismi del mestiere di giornalista, così naturali per lui, ma altrettanto insoliti e affascinanti per gli altri.

Clicca per acquistare il libro di PerrelliNe è uscito un libretto che riesce, in maniera misurata ma accattivante, a descrivere le tensioni, le nevrosi e le emozioni di un mestiere in cui bisogna pensare ed agire in fretta e la consapevolezza di poter testimoniare da vicino i grandi avvenimenti, arricchendosi continuamente con incontri ed esperienze sempre diversi.

La passione per il viaggio è arrivata ancor prima di quella per la scrittura, al suono di un mantra che egli stesso definisce “kerouachiano”: Vivir andando y nada mas. Poi però, è arrivato anche l’amore per la scrittura, la febbre per i grandi reportage, la frenesia di leggere e di conoscere.

I settimanali che comprava alla stazione di Bari, dopo lunghe scarpinate a piedi, sono diventati i suoi datori di lavoro, prima L’Europeo, poi L’Espresso, ed eccolo corrispondente da sedi prestigiose, Parigi, New York; e poi in giro per il mondo, grande spirito di adattamento ma tanta nostalgia di casa e della cucina italiana.

Dopo gli esordi nel giornalismo sportivo, Perrelli diventa un testimone della nostra epoca. Incontra i grandi del mondo: Arafat, Saddam Hussein, Mandela, Walesa, Chavez, Bashar Al-Assad. Descrive i grandi eventi della storia recente: la guerra in Iraq, la liberazione di Baghdad, la tragedia dell’Heysel, la morte di Kurt Cobain. Analizza il momento: l’embargo cubano, l’isolamento culturale della Cina, la situazione in Medio Oriente.

Viaggiando non solo “fisicamente” nei luoghi caldi del pianeta dove avvengono eventi epocali, ma anche interiormente, alla ricerca della verità, per informare, dare la notizia, sempre, a tutti i costi.

E a chi associa il lavoro del reporter a quello della spia, Perrelli risponde che l’etica del giornalista vieta ogni forma d’inganno e che chi, come lui, vuole essere testimone del mondo che cambia deve votarsi all’uso corretto di ogni informazione.

E Professione reporter – una tranquilla chiacchierata con il lettore – trasuda di quest’etica ormai demodé. Perrelli sa di essere stato fortunato: ha fatto il lavoro che voleva, ha girato il mondo, ha visto la storia. Non ha consigli da dare ai giovani che vogliono seguire le sue orme. Si limita a raccontare le proprie esperienze, le proprie passioni, le proprie scelte.

Per lui hanno funzionato. Agli aspiranti giornalisti, agli studenti del liceo, agli universitari – zoccolo duro dei lettori della collana I DIALOGHI – non c’è che da augurare lo stesso.