Microespressioni e i cacciatori di bugie

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Comprendere le microespressioni

Dopo il successo di Lie to me, la serie tv con Tim Roth, ci si improvvisa detective degli stati d’animo altrui. Ma attenzione: non è così facile cogliere la verità sul volto di un altro. Ecco un breve vademecum di Paul Ekman, autore di La seduzione delle bugie e inventore della tecnica che permette di “leggere” le espressioni facciali.

Le microespressioni sono espressioni facciali molto brevi, della durata al massimo di una frazione di secondo. Si manifestano quando una persona, deliberatamente o inconsapevolmente, nasconde un’emozione.

Esistono sette emozioni dotate di segnali universali:

  • rabbia
  • paura
  • tristezza
  • disgusto
  • disprezzo
  • sorpresa
  • felicità

Chiunque può imparare come individuarle.

Haggard e Isaacs – attraverso le loro ricerche sulle sedute psicoterapeutiche – sono stati i primi a descrivere le microespressioni (che chiamavano “micro espressioni momentanee”).

Secondo i due studiosi, le “micro” sono il risultato di una repressione: il paziente non è consapevole di come si sente. Haggard e Isaacs erano anche convinti che queste espressioni fugaci non potessero essere colte in tempo reale, mente Ekman e Friesen hanno poi dimostrato come, con il dovuto allenamento, chiunque possa imparare a riconoscere le “micro” mentre si manifestano. Ekman e Friesen hanno anche fornito la spiegazione del perché esistano le microespressioni.

Tali segnali si manifestano quando le persone tentano di nascondere i propri sentimenti a se stesse (repressione) o quando cercano di nasconderli agli altri (soppressione). In entrambi i casi, succede la stessa cosa: non siamo in grado, osservando un’espressione, di capire se è il frutto di una soppressione (deliberata) o di una repressione (inconscia).

Esistono vari tipi di espressioni.

  • Le “macro” sono le normali espressioni che durano tra il mezzo secondo e i 4 secondi. Spesso si ripetono e si adattano al contenuto verbale di un discorso o al suono della voce di chi parla.
  • Le “micro” sono molto brevi, tra il mezzo secondo e il quarto di secondo. Mostrano un’emozione nascosta, per soppressione o repressione.
  • Le “false” simulano deliberatamente un’emozione che in verità non si sta provando.
  • Le “mascherate” sono false espressioni che ne coprono un’altra di tipo “macro”.

Imparare a individuare una microespressione ci può aiutare a:

Aumentare l’intelligenza emotiva. Uno dei modi per aumentare la propria intelligenza emotiva è sviluppare abilità che permettano di capire il volto umano. Diversamente dal linguaggio e dai gesti, il volto è un sistema universale di segni che riflettono, momento per momento, le fluttuazioni dello stato emotivo di un soggetto. Imparare come leggere le microespressioni aiuterà a riconoscere i sentimenti negli altri e, allo stesso tempo, aiuterà a diventare maggiormente consapevoli dei propri.

Sviluppare la capacità di empatia. Le emozioni giocano un ruolo chiave in tutte le nostre interazioni. Le comuni espressioni della faccia – le macroespressioni – possono non dipingere accuratamente quello che qualcuno sente. Quando si impara a riconoscere le espressioni più fugaci ed evasive, si diventa anche più sensibili alle emozioni altrui, persino a quelle che gli altri non sanno di provare. Si diventa più capaci di notare l’insorgere dell’emozione, il suo celarsi e l’inconsapevolezza di colui che la manifesta. Ci sono tecniche che possono renderci più sensibili ai reali sentimenti degli altri, o che possono rendere gli altri – quando appropriatamente interpretati – consapevoli di essere “visti”. Le recenti ricerche di Helen Reiss e altri hanno dimostrato come la capacità di un terapeuta di riconoscere le emozioni, quando si presentano brevemente sul volto dei suoi pazienti, sia un buon indicatore dell’empatia del terapeuta.

Individuare le emozioni nascoste. Quando qualcuno cerca di nascondere i propri sentimenti, “sbavature” di queste emozioni sono comunque visibili sul suo viso. Possono limitarsi a una porzione del volto (un’espressione “mini” o fine) o possono risolversi in una rapida espressione diffusa su tutta la faccia (microespressione). Molte persone non riconoscono questi indizi ma, con un addestramento, si può imparare a individuarli. Si veda, a tal riguardo, il libro di Paul Ekman Telling Lies, per un’analisi completa di questi e altri indizi di mascheramento.

Migliorare le relazioni. Il volto è la miglior finestra su quello che gli altri sentono. Aumentare la capacità di riconoscere le emozioni altrui ne aumenterà la comprensione e permetterà di stabilire legami. Alcune ricerche hanno rivelato che le persone in grado di leggere le microespressioni sono considerate più collaborative sul lavoro.

Capire gli altri. Le ricerche di Paul Ekman hanno dimostrato che tendiamo a tralasciare le espressioni facciali, quando contraddicono il discorso. Tuttavia le microespressioni facciali sono un sistema universale: tutti le hanno e reclamano attenzione. Anche le persone con una cultura differente, o che non parlano la nostra lingua, hanno le stesse emozioni e le stesse espressioni. Imparando a decifrare le microespressioni, impariamo anche a cogliere le discrepanze tra quello che viene detto e quello che vediamo, sia con amici e familiari, sia con gli estranei.

Riconoscere e organizzare meglio le emozioni. Imparare a riconoscere l’espressione facciale delle altrui emozioni aiuta anche a riconoscere le proprie. Le ricerche di Paul Ekman rivelano come il semplice mimare un sentimento, manipolando la propria espressione facciale, attivi l’esperienza psicologica di quella emozione; in altre parole, la sentiamo insorgere. Quando proviamo consapevolmente a far collimare l’espressione del volto con uno stato d’animo, aumentiamo la consapevolezza del nostro stato interiore. In questo modo, abbiamo la possibilità di riconoscere un’emozione appena insorge. Tale consapevolezza è utile per gestire i propri sentimenti.

Sviluppare attitudini sociali. Alcuni individui affetti da autismo hanno beneficiato enormemente dell’addestramento alle microespressioni, in modo particolare utilizzando lo “strumento di formazione per le espressioni facciali fini”. Anche le persone affette da schizofrenia ne hanno tratto beneficio. Le ricerche di Tamara Russell e altri hanno dimostrato che l’addestramento, mediante lo “strumento di formazione alle microespressioni” di Paul Ekman, aumenta la capacità degli schizofrenici di riconoscere le emozioni altrui, al pari dei normodotati.