Donne al potere, contro il pregiudizio una sola non basta

Soffitto di Cristallo

“Chi dice donna, dice danno,” recita un detto. Questa saggezza popolare sembra riflettersi – ahimè – anche nei dati statistici, che dimostrano che nel mondo occidentale una parte non trascurabile dei cittadini non ha fiducia nelle donne al potere.

All’indomani dell’elezione, negli Stati Uniti, del primo vicepresidente donna, il pregiudizio nei confronti delle donne in posizioni di primo piano nella politica e nel governo sembra più forte che mai. Eppure, a parte Kamala Harris, di donne che hanno infranto il “soffitto di cristallo” ce ne sono diverse.

Il soffitto di cristalloLo scorso novembre, Maia Sandu è divenuta la prima donna presidente della Moldavia, dopo anni di attacchi sessisti da entrambe le parti; Jacinda Ardern, prima ministra neozelandese, continua a riscuotere il favore nazionale e internazionale, grazie alla leadership dimostrata nella gestione della pandemia. Eppure, persino in Germania, dove pure la cancelliera Angela Merkel è in carica da ormai 15 anni, solo poco più del 40% dei cittadini si sente tranquillo con una donna alla guida del Paese.

Il mito che basti una donna al potere per cambiare la società è dunque – e resta – un mito. L’indice di Reykjavik che misura la percezione dell’eguaglianza tra uomini e donne in fatto di leadership, ha valutato l’atteggiamento dei cittadini dei paesi del G7 nei confronti delle donne al potere: i risultati hanno riservato sorprese inattese e piuttosto scoraggianti. Tra questi, un confronto con paesi ritenuti ancori “giovani” dal punto di vista culturale, soprattutto in fatto di emancipazione, ha rivelato che mentre in Giappone solo il 38% della gente si sente a suo agio con una donna alla guida del governo o di una grande azienda, in Nigeria questa percentuale supera il 60%.

L’indagine ha evidenziato, tra l’altro, che sono proprio i giovani di sesso maschile la fascia meno propensa ad avallare le donne al potere: un dato deprimente, se si considera quanto sono considerate progressiste le nuove generazioni da altri punti di vista.

Più che un ritorno al passato, sottolineano gli esperti che hanno curato la ricerca, si tratta di una difficoltà a scalzare i vecchi pregiudizi, ancora bene radicati nella nostra cultura e che non possono essere spazzati via nemmeno da un evento di portata storica, come l’elezione di una donna – per di più di colore – alla vicepresidenza degli Stati Uniti.

“Ho avuto l’onore di essere la prima donna a guidare il governo di questo paese. La prima che è riuscita a sfondare il soffitto di cristallo,” scrive Livia Serantoni, protagonista del romanzo fantapolitico di Gianni Perrelli. “Una svolta che è stata definita storica e di cui porterò l’orgoglio per tutta la vita.”

Ci auguriamo che eventi come questi facciano sempre meno notizia e siano abbastanza numerosi da delegittimare una volta per tutte i preconcetti a sfondo sessista, così profondamente radicati anche nelle società più progressiste.

Foto di Greg Plominski da Pixabay