Giordano Bruno disse la verità

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Io dirò la verità

E morì nella convinzione di tutelare il vero, senza pentimenti. “Io dirò la verità!” dichiarò esordendo nel primo dei sette costituti, gli interrogatori cui fu sottoposto nel corso del processo veneto.

Può sembrare una parola abusata, ma Giordano Bruno è un anticonformista. Bruciato al rogo a Roma, un mercoledì delle Ceneri del 1600, è sempre stato l’indefinibile miscuglio di un ciarlatano scontroso napoletano, un loquace poeta, un riformatore religioso, un filosofo scolastico e un astronomo un po’ pazzo.

Io dirò la veritàLa sua versione del Cristianesimo è impossibile da definire. Educato dai domenicani – allora i guardiani dell’ortodossia cattolica – riveriva le scritture di Sant’Agostino e metteva in dubbio la divinità di Cristo, flirtando con nuove e pericolose idee del Protestantesimo, pur sperando che il Papa in persona lo assolvesse dall’eresia.

Il filosofo nolano era il martire di “qualcosa”, ma per 4 secoli non si è saputo dir bene per cosa esattamente si fosse immolato. Non aiutò il fatto che le trascrizioni complete dei suoi 16 interrogatori siano andate perse o distrutte.

Vittima della congiura di quegli stessi domenicani che lo avevano allevato, di fronte alla lista delle proposizioni eretiche e all’invito da parte dei suoi carnefici di piegarsi a una pubblica abiura, Giordano Bruno – strenuo sostenitore di una libera circolazione delle idee – mai accettò di veder cancellate le proprie, e difendendo il suo pensiero fino alla fine, morì per mano della Santa Inquisizione e di quella chiesa cattolica dalla quale si era allontanato, ritrovandosi a metterne in discussione i dogmi fondamentali.

Trascorsi sette anni di galera, prima a Venezia e poi a Roma, nelle nuove carceri del S. Uffizio, con l’accusa di eresia e di ateismo, Giordano Bruno affrontò il processo con lo stesso rigore dialettico e con tutto il coraggio che lo aveva da sempre animato nelle sue speculazioni presso le più importanti università d’Europa.

Che si sia trattato di un pioniere della scienza che, al pari di Galileo, rifiutò la cosmologia geocentrica e aristotelica sulla quale si fondava la Chiesa, del primo sostenitore dell’universo infinito o di un occultista, più mago che matematico, il Nolano ha pagato sulla propria pelle il prezzo delle sue idee.

Abiura totale o condanna. Dopo 22 udienze e otto memoriali difensivi, Bruno scelse la condanna.

Scortato tra la folla verso Campo de’ Fiori con la lingua posta “in giova” (mordacchia) per impedirgli di parlare – tanto facevano paura le sue parole – un attimo prima di morire disse: “Forse con più timore pronunciate la sentenza contro di me di quanto ne provi io nell’accoglierla”.