Iniziare una psicoterapia, come funziona e come prepararsi?

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Psicoterapia

Se stiamo vivendo un periodo di turbolenza esistenziale, l’umore è altalenante e siamo vittime dell’ansia, può essere utile prendere in considerazione l’idea di una psicoterapia. Con la consapevolezza di ingaggiare un percorso che, per risultare davvero formativo e strutturante, richiederà impegno e perseveranza.

Ma come funziona la psicoterapia e come ci si prepara ad affrontare l’incontro terapeutico? Robert Neuburger, psichiatra e psicoanalista, nonché terapeuta ed esperto in libri di psicologia per coppia, chiarisce che non esiste una diagnosi generica in grado di fornire una risposta unica a questa domanda. Tuttavia, ci sono alcuni importanti fattori da analizzare che, presi insieme, concorrono nel determinare il bisogno, nonché l’urgenza di consultare uno specialista.

Riconoscere e ammettere il problema

L'arte di colpevolizzareL’ammissione è una conditio sine qua non per il terapista e dal momento che consultare uno psichiatra non è più un tabù, siamo oggi in grado di scegliere liberamente quello più adatto a noi. L’importante è ricordare che la terapia richiede comunque un forte investimento personale. Dichiara Neuburger:

“Devi decidere personalmente di aiutare te stesso, nessuno può costringerti a farlo, in psicoterapia non vige la maggiore legittimità di un problema rispetto a un altro, c’è sempre una ragione a spiegare il malessere che proviamo, e la costellazione dei disturbi da curare è molto varia. Dai comportamenti compulsivi alle pulsioni autodistruttive, dai problemi di coppia alla dipendenza, fino ai disordini alimentari”.

Soffrire per la situazione

Che sia radicata o più recente, la ragione che determina il ricorso alla terapia, deve pesarci abbastanza da accettare tutti i rigori del trattamento senza riserva alcuna. Spiega Neuburger:

“Possiamo essere consapevoli di avere un comportamento anormale, pensieri strani o addirittura una dipendenza, senza necessariamente dover soffrire! Un alcolizzato, per esempio, può essere più o meno cosciente di avere un problema, ma spesso – a differenza della sua famiglia che invece soffre profondamente per la sua condizione –  non ne sente il peso. Non esistono casi disperati: consultare uno specialista, qualunque sia il problema e la sua gravità, è il primo passo verso l’auto-ricostruzione”.

Identificare la motivazione

L’essenziale per iniziare una psicoterapia è trovare un motivo che dia il primo impulso. Continua Neuburger:

“Non soffermiamoci sulla materia di conversazione del primo incontro. Non è importante di cosa si parla. Esternare il malessere che si prova è molto spesso un ottimo pretesto che si palesa, a un occhio attento, come un autentico grido d’aiuto e deve funzionare da fattore scatenante, come una vera e propria via d’accesso alla psicoterapia”.

Psicanalista, psicoterapeuta, psicologo o psichiatra: chi scegliere?

Considerata la molteplicità degli approcci e dei terapisti, un certo metodo può adattarsi molto bene a una persona e risultare completamente inefficace per un’altra. Ricorda Neuburger:

“Se desiderate davvero lavorare su voi stessi, consultare uno psichiatra che non sia anche psicoterapeuta è un errore. A differenza infatti dello psicoanalista, dello psicologo e dello psicoterapeuta, uno psichiatra che sia privo di una formazione in psicoterapia finirà per fornire semplicemente un’assistenza medica, la quale raramente permette di progredire nella dinamica di apprendimento sul sé. Quindi, non soffermatevi solo sulla qualifica, ma concentratevi sulla persona in quanto tale e chiedetevi: ho fiducia in lui/lei? I nostri scambi sono autentici?”.

Sembrerebbe un’impresa, ma lo è solamente perché puntiamo istintivamente a scegliere qualcuno che ci richieda il minimo sforzo possibile senza sapere che, in tutta probabilità, non sarà in grado di aiutarci. La progressione reclama dedizione e sacrificio e non esiste psicoterapia che possa prescinderne.