Il bel tempo? In arrivo su Giove

In questo maggio appena passato , che è assomigliato tanto a gennaio, le riflessioni sui cambiamenti climatici che stanno modificando in maniera ormai innegabile le nostre abitudini e i nostri stili di vita sono state all’ordine del giorno. Fa notizia allora che anche nell’Universo il “meteo” non sia più quello di una volta: l’anticiclone più lungo e più famoso del Sistema Solare – la Grande Macchia Rossa di Giove – sarebbe infatti vicino a concludersi.

Questa gigantesca tempesta dura da almeno 350 anni. Fu descritta per la prima volta nel 1665 dall’astronomo Giovanni Cassini, e dal 1830 è un “sorvegliato speciale” nel mondo dell’astronomia. Nel 2017 la sonda Juno, lanciata dalla NASA, è riuscita a sorvolare Giove, “avvicinandosi” a circa 3.500 chilometri dalla sua superficie.

Nella nebbia, in attesa del sole
Biografia del prof. Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana.

La sonda ha potuto registrare dati interessanti anche sulla Grande Macchia Rossa: un enorme ciclone che ruota in senso antiorario, con un diametro di oltre 16.000 km; venti potenti che soffiano a più di 500 km orari; uno spettacolare groviglio di nubi scure con una stratificazione che nessuno aveva predetto. Neanche a dirlo, le fotografie scattate dalla sonda sono a dir poco spettacolari.

Purtroppo le foto di Juno mostrano anche un enorme pennacchio, lungo oltre 10.000 chilometri, trascinato da una corrente a getto. È una scia di gas che si sta staccando dal corpo della Grande Macchia Rossa e che la sta riducendo sempre di più. Il fenomeno era già stato osservato in precedenza: si pensi che la tempesta di Giove era grande 3 volte il nostro pianeta, ora invece lo può contenere una sola volta, seppur comodamente. La riduzione, non uniforme, si sarebbe intensificata tra il 2012 e il 2014, per poi rallentare; ora è di nuovo in accelerazione e ciò fa pensare che la tempesta stia per concludersi. È tuttavia difficile predire se sparirà completamente o se continuerà ad essere una caratteristica indelebile del pianeta.

I modelli sperimentali che ne avevano ipotizzato la persistenza non sembrano dunque più validi. Fino a qualche anno fa si pensava che i flussi verticali dei venti trasportassero gas caldi da sopra il vortice e gas freddi da sotto il vortice, recuperando così parte dell’energia persa, quanto basta per prolungarne la durata per secoli.

Intanto, i ricercatori continuano ad analizzare i dati raccolti dalla sonda per dare risposta alle numerose domande che nei secoli gli astronomi si sono posti su questo straordinario fenomeno: Cosa la alimenta? C’è del materiale in risalita? E quanto è profonda?

Ma soprattutto: perché è rossa? Il colore rosso della Macchia – che può variare nei toni del ruggine, dell’arancione e del rosa salmone – potrebbe dipendere dalla reazione alla luce solare da parte delle sostanze spinte verso gli starti più alti del vortice (zolfo, fosforo e idrocarburi).

Per noi della generazione X, che abbiamo già dovuto affrontare fenomeni e mutamenti traumatici (la rivoluzione sessuale, il divorzio, il collasso dell’URSS, l’AIDS), questa è l’ennesima “brutta” notizia da digerire: “non ci sono più le mezze stagioni”, nemmeno su Giove.

Le immagini di Giove sono ottenute con filtri verdi, blu, rossi e infrarossi, quindi processate per ottenere foto a pieni colori. Gli appassionati possono poi rielaborare le immagini grezze, per esaltare alcune caratteristiche della tempesta.

Perché rossa? Inoltre rimane ancora da capire perché la macchia abbia assunto il colore rossastro che la caratterizza. È noto che le nuvole di Giove contengono ammoniaca, acqua e idrosofluro di ammonio, ma non si sa esattamente come tali sostanze reagiscano tra loro a colorare la tempesta. Si stanno facendo molti esperimenti di laboratorio per verificare come i raggi cosmici possano interagire con tali sostanze fino a formare quel che si vede: certamente le immagini e i dati appena arrivati aiuteranno i ricercatori in questa importante indagine.