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Una vita tra le stelle

“Lo studente che voglia diventare un astronomo, o meglio un astrofisico, non deve illudersi”. Si conclude con una sorte di  istruzioni per diventare astrofisico l’ultimo lavoro di Margherita Hack, la più nota studiosa italiana dell’universo.

Una vita tra le stelle è un viaggio personale attraverso lo studio delle stelle, la cui vicenda individuale di studiosa si mescola sapientemente con la divulgazione, con la spiegazione di cos’è e di come si osserva oggi l’universo. Soprattutto di cosa si sa e dei limiti di questo sapere, della sua datazione, della sua corrispondenza all’oggi, a quello che è possibile conoscere, senza ritenere che le teorie cosmologiche oggi vincenti siano necessariamente quelle giuste, magari migliorabili solo apportando qualche aggiustamento.

Dopo una sintetica autobiografia scientifica, e dopo aver dato alla tecnologia ciò che è suo, cioè un ruolo centrale nello sviluppo delle conoscenze sull’universo negli ultimi cinquant’anni o poco più, Hack passa al suo campo preferito, lo studio sull’evoluzione delle stelle: azzurre, nane rosse, giganti rosse e nane bianche. E poi le supernovae e il mistero risolto della formazione degli elementi pesanti, quelli che costituiscono la materia con cui veniamo a contatto sulla terra, frutto di quelle enormi compressioni dei gas che possono avvenire solo in presenza di eventi catastrofici, come appunto l’esplosione e l’implosione di una supernova, con la nascita di una stella di neutroni o di un buco nero. È con l’espulsione di quella materia che andrà a formare pianeti e asteroidi. Ed esseri viventi.

C’è un altro testo, anch’esso in libreria in questi giorni, che affronta, con taglio diverso, gli stessi temi, dallo studio degli strumenti della scoperta astronomica e astrofisica all’evoluzione delle stelle, dall’esplosione di una supernova alla nascita di una nuova stella. Non ha uno spunto biografico questo Stelle di James Kaler che Zanichelli pubblica nella ormai affermata collana dei Classici della scienza. C’è invece, come introduzione, una breve storia dell’astronomia, un percorso attraverso i problemi che i vari popoli e studiosi si sono trovati di fronte e attraverso le risposte che hanno dato.

Qui la trattazione scientifica è più sistematica, anche se non c’è l’immediatezza che l’editore Di Renzo ha cercato, come negli altri volumi della collana Dialoghi, attraverso il colloquio, in questo caso affidato a una intervistatrice, Fiorella Operto, che poi ha trascritto le lunghe sedute, i lunghi incontri con l’astrofisica fiorentina – anche se da anni vive e lavora a Trieste – nella forma del racconto riuscendo così a rendere più vivace la divulgazione.

In Stelle manca questo appoggio. Ma se la trattazione perde un po’ di immediatezza in discorsività, resta la grande capacità di divulgazione tipica degli scienziati del mondo anglosassone.

E Kaler, docente di astronomia all’università dell’Illinois, studioso come la collega italiana soprattutto dell’evoluzione stellare, dei processi di trasformazione che attraversano l’universo – come il volume di divulgazione più noto di Margherita Hack è probabilmente L’universo violento della radioastronomia, così, fra i lavori di Kaler, si trova The ever-changing sky, il ciclo in continua trasformazione – sa affrontare con chiarezza e precisione i passaggi salienti dell’astrofisica contemporanea, senza trascurare i riferimenti storici.

E mentre Kaler sceglie le immagini e le spiegazioni delle mappe stellari come conclusione, Margherita Hack opta, come si è detto, per le istruzioni per il giovane che vuole diventare astrofisico, dai corsi di laurea e di specializzazione esistenti in Italia, alla possibilità di diventare ricercatori con le diverse borse di studio disponibili.

Insistendo molto sulla necessità che il futuro astronomo non si crei illusioni. Non se le crei sulle caratteristiche del lavoro che lo aspetta, che non consiste soltanto “nell’osservare quelle magnifiche immagini di nebulose e galassie spesso riprodotte con colori vivaci su riviste patinate o dalla televisione”, e nemmeno sui risultati di quel lavoro:

“L’aspirante ricercatore è bene che sappia che molto raramente farà una scoperta sensazionale, che le sue ricerche porteranno un piccolo mattone all’edificio della conoscenza dell’Universo, un mattone che permetterà a qualcun altro di procedere un passo più avanti”.

Il Sole-24ore,  31 dicembre 1995,  p. 28, scienza e filosofia – di Roberto Morini