Dalla pubblicità alla storia, spunti di riflessione sulle dittature del XX secolo

Tutti noi siamo stati sorpresi e travolti dalla drammatica attualità delle parole di Charlie Chaplin riprese dallo spot di una nota azienda italiana. Forzati all’immobilità, sul nostro divano o davanti a un computer, siamo stati costretti ad ascoltarle con più attenzione del solito: povertà, avidità, odio, segregazione, sembrano parole inserite di proposito per colpirci. “Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza,”: una frase così calzante per i nostri tempi da far dubitare che sia stata scritta e pronunciata nel lontano 1940.

Tagliato ad arte, per adattarsi ai tempi di uno spot televisivo, ma anche per riassumere in poche righe l’essenza del messaggio, questo monologo finale da Il Grande Dittatore è un piccolo capolavoro, proprio come il film che lo contiene. Una pellicola che non può lasciare lo spettatore indifferente, non solo per la brillante capacità mimica di Chaplin, che con il suo grammelot finto-tedesco replica magistralmente gli accenti e le pause dell’oratoria dittatoriale, ma anche per la stupefacente capacità di cogliere alla perfezione – praticamente in contemporanea – tutti gli stereotipi della rappresentazione del potere.

La riproposizione a un grande pubblico di un’opera non propriamente nota ai più offre lo spunto per una riflessione più profonda, che vi consigliamo di supportare leggendo due volumi diametralmente contrapposti: La nazione, le masse e la nuova politica di George L. Mosse e L’eredità del nazionalsocialismo di Ernst Nolte. Gli stessi autori hanno vissuto il regime e la guerra da due prospettive diametralmente opposte: un ebreo esule divenuto intellettuale nel modo anglosassone il primo; uno storico seguace di Heidegger, il secondo.

Mosse, in virtù della sua esperienza, ha prodotto ricerche originali su vari aspetti del Fascismo e del Nazismo, anche e soprattutto in relazione allo studio della nazionalizzazione delle masse, grazie al quale trova spunti per un confronto tra il pensiero e il modus operandi dei dittatori della sua epoca. A lui si devono interessanti riflessioni sul cerimoniale fascista, sulla messa in scena totalitaria, e sul ruolo delle donne: gli stessi aspetti che il contemporaneo Chaplin aveva saputo mettere così bene a fuoco con la sola sensibilità di artista.

Nolte, dal canto suo, ha analizzato con lucidità il fenomeno del nazionalsocialismo guadagnandosi, con i suoi parallelismi e la sua contestualizzazione storica, l’appellativo di revisionista. Spesso incompreso ed osteggiato, la sua disamina di fenomeni come la guerra, l’immigrazione ed altri fenomeni del XX secolo è condotta con rigore quasi scientifico, e passa per la condanna al radicalismo e alla violenza.

I due volumi sono dunque due letture all’apparenza in contrasto che possono insieme contribuire ad una maggiore comprensione della nostra storia, magari da accompagnare con la visione di una parodia tanto divertente quanto forte e coraggiosa. Buona riflessione.

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