Ciro Campanella: l’eccellenza della cardiochirurgia mondiale

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Cardiochirurgia

Ricordatevi questa faccia: perché lui è la più grave ingiustizia che vi sia stata fatta. Allievo di Barnard. Quello che ha fatto il primo trapianto di cuore? Sì lui.

Il cardiochirurgo Ciro CampanellaPer 30 anni cardiochirurgo dalle mani d’oro in Inghilterra, nel senso che la gente paga oro per farsi operare da lui. Luminare della ricerca internazionale sull’uso delle staminali e nella chirurgia cardiaca mini-invasiva. Specializzato in operazioni a cuore battente e senza circolazione extra corporea. E che vuol dire? Vuol dire che se vi operate al cuore, normalmente ci mettete settimane per uscire dall’ospedale e mesi per riprendervi, con lui invece siete a casa in tre giorni e vi riprendete in tre settimane.

E dunque? Qual è il problema? Nel 2011, dopo aver girato il mondo per operare e insegnare nelle migliori strutture, decide di tornare in Italia.

Nostalgia? Ha sessant’anni, sarà stanco… Niente affatto.

Arriva a Roma e in due mesi mette in piedi un reparto che sembra E.R.: liste d’attesa pre-operatorie azzerate, 5-8 interventi a cuore aperto al giorno, tutti i giorni (esclusa la domenica), degenze post-operatorie di tre giorni (primo caso nella cardiochirurgia italiana), riabilitazione fisica e psicologica presso una struttura affiliata a spese dello Stato, reparti puliti, personale medico e infermieristico che lui stesso spedisce in giro per l’Europa per corsi di formazione e specializzazione, selezione meritocratica del personale, rapporto con il paziente improntato alla trasparenza e chiarezza dell’informazione medica, mortalità dell’1% (quella accettata a livello mondiale per gli interventi al cuore è del 2%).

Il tutto senza grandi annunci. Operosamente, ogni giorno, per quattro anni.

E poi? Cosa è successo?

Noi di Ciro Campanella abbiamo una bella immagine, pacificatoria. Ha appena finito di operare, sono le dieci di sera e lui è dentro dalla mattina alle otto, sei operazioni in una giornata.

Viene a spiegarci l’esito dell’operazione: calmo, sorridente, rassicurante. C’è anche tempo per una battuta ad alleggerire la tensione (la nostra, non la sua). Si allontana, lungo il corridoio vuoto del reparto. Le mani in tasca al camice. Solo, senza lo strascico degli adulatori di settore. Andatura lenta, dondolante. Uno sguardo alle camerate dove i pazienti dormono. Un saluto agli infermieri del turno di notte.

Lo guardiamo andar via, di spalle. Ma da come cammina, siamo certi che sta sorridendo. È soddisfatto, anche oggi ha fatto il suo lavoro.