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Sismologia, la scienza nata delle idee illuministe

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Terremoti e illuministi: una strana accoppiata che apparentemente non sembra avere nulla in comune.

Eppure c’è proprio l’Illuminismo alla base della nascita della sismologia, la scienza che studia i terremoti e che tenta – se non proprio di prevenirli – di mitigarne almeno le conseguenze.

Per comprendere questo strano legame occorre fare un passo indietro nel tempo, precisamente al 1755, anno del terribile terremoto di Lisbona, un evento catastrofico che distrusse il Portogallo e coinvolse parte dell’Europa e del Nord Africa, con scosse percepite fino in Svizzera, in Olanda e persino alle Barbados.

Volle il caso che la terra tremasse proprio il giorno di Ognissanti e la società portoghese, profondamente religiosa, lo interpretò immediatamente come un segno dell’ira divina nei confronti dell’impero in piena espansione coloniale, una punizione di Dio contro le pratiche immorali dell’élite (schiavitù e genocidio inclusi) che si arricchiva alle spalle di una popolazione in lotta per la sopravvivenza.

Una scossa per le coscienze

Si trattò di un evento così catastrofico, così intenso da destare l’interesse di tutto il mondo allora conosciuto: un mondo in cui si stavano diffondendo gradualmente le idee dell’Illuminismo.

I giornali dell’epoca, ma anche i viaggiatori e i documenti ufficiali, dedicarono al terremoto di Lisbona pagine e pagine di cronaca e di riflessione. I principali esponenti del pensiero illuminista – Voltaire, Rousseau – si lanciarono in dibattiti a suon di pamphlet e analizzarono il disastro alla luce delle nuove idee. Nessun Dio che punisce, ma nemmeno il “migliore dei mondi possibili”: addio per sempre all’ottimismo illuminista.

Persino Kant, il grande filosofo tedesco, si scomodò per formulare una teoria che potesse spiegare i terremoti, ipotizzando l’esistenza di caverne di gas nel sottosuolo. Furono questi i prodromi della moderna sismologia.

La sismologia per comprendere prima di ricostruire

All’atto pratico, però, le basi delle moderna scienza dei terremoti non sono state poste dagli Illuministi, i quali, oltre che a pensare, potevano al massimo fare in modo che le nuove idee si diffondessero il più possibile. A fare qualcosa di concreto ci pensò il Primo Ministro portoghese, il Marchese di Pombal, incaricato dal suo re di ricostruire il Paese.

Con grande spirito di iniziativa, il Marchese passo subito all’azione: seppellì immediatamente i morti (evitando così un’epidemia), fece sgombrare le macerie e incaricò un gruppo di architetti di riprogettare la capitale. Un anno dopo Lisbona era come nuova.

Tuttavia il Marchese di Pombal era sufficientemente “illuminato” da capire che un evento come il terremoto poteva ripetersi e che non sarebbe bastato fare penitenza o credere nell’indole benigna della natura. L’unico modo per difendersi era tentare di capirlo e di arginarlo.

Così, prima di procedere alla ricostruzione, fece redigere un questionario da inviare a tutte le parrocchie del Portogallo per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni mentre la memoria collettiva era ancora fresca:

  • Per quanto tempo ha tremato la terra?
  • E con quale forza?
  • Che danni ci sono stati?
  • Che tipo di costruzioni sono andate distrutte?
  • C’è stato qualche segno premonitore?
  • Come si sono comportati gli animali?

A leggerle con l’occhio dello scienziato moderno, queste domande sembrano puerili, eppure il questionario del Marchese di Pombal è di diritto il padre della moderna sismologia. Grazie alle informazioni raccolte, e al potere che aveva ricevuto dal re, il primo ministro fece costruire edifici a prova di terremoto, arrivando persino a organizzare simulazioni con il supporto delle truppe, che faceva marciare con foga per far tremare la terra.

Un evento epocale

L’impatto del terremoto di Lisbona fu dunque un evento epocale che segnò le coscienze e influenzò il dibattito politico e filosofico, innescando cambiamenti fondamentali quali la fine della schiavitù, l’Indipendenza americana e la Rivoluzione francese. A sua volta, il libero pensiero che si andava diffondendo portò allo sviluppo di una nuova filosofia, di idee politiche innovative e di modi del tutto nuovi di fare scienza.