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martedì 07 settembre 2010

L'Origine dell'Universo (da Coelum, novembre 2006)


Coelum, n. 100, novembre 2006, pag. 56

L’Origine dell’Universo

di Rodolfo Calanca

(Arno Penzias, L’origine dell’universo. Un segnale che ha cambiato la visione del mondo, Di Renzo Editore, 2006)
L’inesauribile Editore Di Renzo presenta un nuovo volumetto della serie Dialoghi – Scienza, centrato su di una lunga intervista ad Arno Penzias, Premio Nobel per la Fisica per la scoperta della radiazione cosmica di fondo.
Penzias, di origini ebraiche, è nato a Monaco di Baviera nel 1933 e si è allontanato dall’Europa a causa delle leggi razziali tedesche poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Ha studiato fisica negli Stati Uniti e, dopo il servizio militare, è stato assunto dai Laboratori Bell, dove è rimasto per trentasette anni divenendo capo del Dipartimento di Ricerca in Radiofisica, e dove ha condotto, tra le altre ricerche, degli studi di radioastronomia con un radiotelescopio a onde millimetriche, aprendo, come dice lui stesso, “un nuovo settore di studi sulla natura e la distribuzione delle nubi molecolari nello spazio interstellare”.
A proposito della scoperta che gli ha fruttato, insieme a R. Wilson, il Premio Nobel nel 1978, scrive: “La storia della scoperta della radiazione cosmica di fondo è, come molte altre scoperte scientifiche, un impasto di casualità, “serendipity” e duro lavoro”. Infatti, mentre i due studiavano un’antenna per le telecomunicazioni, scoprirono un rumore radiolettrico ineliminabile che, dopo studi approfonditi risultò provenire da ogni angolo di cielo. Quando annunciarono questa scoperta, il famoso fisico R. Dicke ne propose l’identificazione con la radiazione cosmica di corpo nero proveniente dal big bang, che era stata prevista nel 1948 da R.A. Alpher e R.C. Herman. La conferma definitiva della natura termica dello spettro della radiazione cosmica di fondo si ebbe nel 1990 con le misure effettuate dal satellite COBE.
Agli inizi degli anni ’90 Penzias scrisse un libro che ricevette un’ottima accoglienza (Come vivere in un mondo high-tech. Per un uso umano del computer) e sorprendentemente cambiò totalmente lavoro, scelta che giustifica con queste belle parole (p. 19): “io non posso pensare di vivere senza una qualche sfida da affrontare… escogitai l’idea di svolgere l’attività che amavo di più in un lavoro a tempo pieno: contribuire a far nascere e germogliare nuove idee e a farle germogliare”. Egli infatti iniziò ad occuparsi del lancio e del finanziamento di piccole imprese ad alto contenuto tecnologico, attività che continua tuttora.
I pensieri e le considerazioni che Penzias esprime nel corso di questo libro-intervista sono sempre molto interessanti e, spesso, profondi. Quando ha partecipato in Italia a un premio letterario dedicato a Pasolini, alcuni relatori si erano chiesti che cosa avrebbe pensato il poeta e scrittore friulano dei telefoni cellulari e di internet, concludendo che molto probabilmente ne avrebbe pensato malissimo. Nel suo intervento, Penzias sottolineò invece uno dei caratteri distintivi del pensiero sociale dello scrittore: “Secondo me, Pasolini provava rabbia contro la povertà e l’ingiustizia. Come sconfiggerle? L’unico modo è la tecnologia”.

Inutile dire che questo libretto si legge tutto d’un fiato e che, dalla lettura, emerge la figura umana e scientifica di un grande personaggio, un autentico, entusiasta sostenitore dello sviluppo scientifico e tecnologico, l’unica via capace di conferire dignità e benessere a larga parte di una umanità che ancora oggi non si è affrancata dalla miseria e dall’ingiustizia.


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