Jane Goodall definisce “troppo deprimente” l’agenda per il cambiamento climatico di Trump

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Cambiamento climatico

Il giornale The Guardian ha intervistato la primatologa Jane Goodall sul cambiamento climatico e sul programma di smantellamento per l’energia pulita messo in atto dalla gestione Trump. Abbiamo pensato di tradurre l’articolo e condividere il pensiero e il coraggio di una donna che pensa si possa cambiare il mondo in una sola notte.

La nota primatologa è sconfortata dallo scetticismo dell’amministrazione Trump riguardo al clima, ma incita la gente a prendere atto del pericolo rappresentato dal non fare nulla.

La nota conservazionista Jane Goodall condanna Donald Trump per aver reso le politiche americane per il cambiamento climatico “troppo deprimenti”, contro ogni evidenza scientifica.

Martedì, il Presidente americano ha firmato un ordine esecutivo destinato a smantellare il piano per l’energia pulita di Barack Obama, che limitava i gas serra prodotti dalle centrali elettriche. Trump ha rimesso in discussione gli accordi americani presi a Parigi.

“Lo trovo profondamente deprimente, perché molti di noi – non solo nel mio istituto – hanno lavorato duramente per gli accordi di Parigi e per lo sforzo globale di riduzione delle emissioni derivanti dal carbone”, così ha commentato Jane Goodall con un giornalista, durante una conferenza all’American University di Washington. “Pensare che gli Stati Uniti non faranno la loro parte, in quanto Paese maggiormente industrializzato, è davvero molto, molto triste e significa che dovremo lavorare ancora più duramente”.

La primatologa inglese, famosa per i suoi studi sugli scimpanzé, ha espresso rammarico dinanzi al fatto che Trump e altri della sua amministrazione abbiano messo in dubbio le basi scientifiche del cambiamento climatico. “Dato che giro il mondo 300 giorni l’anno, ho visto i risultati del cambiamento climatico e tutti noi sappiamo, perché la scienza lo ha dimostrato, che la temperatura del globo sta salendo e i cosiddetti gas serra stanno oscurando il pianeta”. Man mano che i ghiacci si assottigliano, il livello del mare cresce e gli oceani perdono la loro capacità di assorbire il diossido di carbonio [anidride carbonica].

“Non si può dire che il cambiamento climatico sta avvenendo: è già avvenuto. La gente lo giustifica dicendo ‘Ok, ma non possiamo provare che la causa siano le attività umane’ ed io stessa ho sentito, l’altro giorno, uno dei responsabili nominati [Scott Pruitt, della Environmental Protection Agency] dire: ‘Non riteniamo che il monossido di carbonio sia il principale responsabile dei gas serra’”.

Parlando con tranquillità, calma e incisività, Goodall continua: “Sebbene io non mi occupi di questo campo, tendo ad ascoltare gli scienziati che se ne occupano, come Nicholas Stern, e non mi sognerei certo di rifiutare la scienza che dimostra come il cambiamento climatico accada. E accade ovunque. Ha già prodotto effetti devastanti in molte parti del mondo, la siccità peggiora, le inondazioni peggiorano, le tempeste, gli uragani stanno diventando più frequenti e più violenti. Ma la cosa più incredibile è che, ovunque io vada, sento dire: “Beh, non è normale in questo periodo dell’anno“.

Ci si augura che lo sforzo globale per combattere il cambiamento climatico sopravviva anche senza gli USA; Goodall punta sulla Cina e gli Emirati Arabi Uniti, come maggiori investitori sulle energie rinnovabili. “Credo che tutto dipenda da quante miniere di carbone il Presidente intende riaprire, perché sarà un problema”.

Oltre che per il cambiamento climatico, la scienziata ottantaduenne si dice preoccupata per l’intenzione di Trump di tagliare i fondi per lo USAid [il programma americano di aiuto economico, umanitario e allo sviluppo nei paesi esteri], cosa che danneggerebbe il Jane Goodall Institute, un’organizzazione per la conservazione dell’ambiente e delle condizioni di vita naturali che lei stessa ha fondato nel 1977. Dopo aver lavorato in sei Paesi africani, i suoi progetti includono la conservazione delle comunità locali, l’educazione delle bambine, la pianificazione familiare, la protezione delle foreste e il rimboschimento.

Goodall è un’ospite regolare degli Stati Uniti, ma questo è stato il suo primo viaggio da quando Trump ha vinto le elezioni a novembre. “Si percepisce qualcosa di diverso”, ammette. “C’è un senso profondo di rassegnazione e fatalità, tra le persone che conosco. Se dovesse continuare così, si metterebbe davvero male, ma il mio lavoro è dare speranza alle persone e credo che una delle speranze più forti è vedere la gente che si sveglia: gente che prima era apatica o disinteressata”.

“Adesso è come se avessero avvertito uno squillo di tromba: ‘Che dobbiamo fare? Dobbiamo fare qualcosa’. Queste sono persone che pensano anche alle prossime generazioni, e non soltanto a se stesse”.

The Guardian ha chiesto a Jane Goodall cosa ne pensa di Trump. “Non glielo dico, altrimenti so che lo stamperebbe”, risponde ridendo.

A quasi trent’anni dal film “Gorilla nella nebbia”, con Sigourney Weaver nei panni della primatologa Dian Fossey, anche la Goodall ha finalmente ricevuto la sua sceneggiatura hollywoodiana [“Before the Flood”]. Il film sarà prodotto dalla società dell’attore e ambientalista Leonardo DiCaprio, ma la Goodall non sa ancora quale attrice interpreterà il suo ruolo: “Mi crea un po’ di apprensione”, riflette, “il fatto che ci siano due Jane”.

Fonte: The Guardian – David Smith, Washington
29 marzo 2017