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Riflessioni di una tardona (dal Corriere di Perugia, 9 maggio 1993)

Corriere di Perugia, domenica 9 maggio 1993

Le acute osservazioni di Renata Di Cave

“Riflessioni di una tardona”: senza alcuna nostalgia, tutto l’orgoglio di sentirsi giovane

di A.G.

Disponibilità umana e intellettuale, acute osservazioni, autoironia dissacrante, giudizi fulminanti: in estrema sintesi è così che leggiamo Renata Di Cave in “Riflessioni di una tardona” (Di Renzo Editore, 67 pagg. Lire 15000), un volumetto di gradevolissimo godimento che insegna un mestiere difficilissimo: invecchiare amando la vita con la consapevolezza che la giovinezza dello spirito e dell’intelligenza non ha rughe. In “Riflessioni di una tardona” c’è la gradevolezza di una nubile che ha scelto al libertà, che rifiuta condizionamenti se non quelli che s’impone autonomamente, che abbraccia il mondo e l’amore con l’entusiasmo di una giovinetta al primo appuntamento galante.
Ma c’è anche il sale della spregiudicatezza, in dosaggi ben distribuiti fra amore, egoismo, orgoglio, compiacimento. Scritto con molta eleganza, “Riflessioni di una tardona” non è come potrebbe apparire dal titolo, espressione nostalgica di una giovinezza declinante o declinata: è, viceversa, l’orgoglio di sentirsi giovane, di apparire interessante, disinibita, elegante e curata con inestinguibile sete di conoscere gente, cose, costumi; in altri termini conscia di spendere la sua esistenza per arricchire una cultura già robusta, ma non pedante o così ostentata da apparire irritante.
La “Tardona” delle riflessioni è l’amica ideale per un rapporto intenso e leale, in cui il sorriso è l’elemento caratterizzante e la battuta dissacrante è tale da sdrammatizzare momenti di autocommiserazioni nostalgiche. Renata Di Cave è interessata a molte delle manifestazioni della vita attiva e dinamica; ha trovato nell’Unitre un momento di integrazione con la sua esuberanza intellettuale e con la sua indeclinabile giovinezza spirituale ed è la dimostrazione che il dato anagrafico è assolutamente irrilevante rispetto al piacere di una intensa vita interiore che è ancora tutta da scoprire e da vivere, arricchendola di cose nuove.