Editore per passione

Partenza da Pescara ore sette e trenta del mattino, destinazione Roma. Un viaggio piacevole, in una bella giornata di sole per in­contrare Sante Di Renzo, un editore che vanta pubblica­zioni di testi di vario genere e che ha dedicato ai giovani una collana denominata "I Dialoghi". Si tratta di libri di piccolo formato, nati dai singoli incontri fra l'editore e i massimi esponenti mon­diali della scienza, della so­ciologia, della filosofia, dell'economia. Il nostro intento era quello di conoscere meglio il mon­do dell'editoria: problemati­che, professionalità coinvol­te, strumenti necessari e, per­ché no, consigli preziosi per la realizzazione della nostra rivista. Dopo un primo im­barazzo iniziale, siamo entra­ti subito in sintonia con l'edi­tore esponendo le nostre cu­riosità. Con una voce calma e pacata ci ha condotto nel suo mondo ripercorrendo le tappe fondamentali dell'atti­vità e le motivazioni che lo hanno spinto a fare certe scelte. La decisione di diven­tare editore nasce quasi per gioco. Di Renzo, dopo aver tentato invano di far ripub­blicare il libro, ormai introva­bile, del matematico italiano

Luigi Fantappié sulla Sintropia, decise di ristamparlo in proprio. L'impresa fu stimola­ta e appoggiata dal fisico ma­tematico Arcidiacono e, una volta pubblicato, il testo ri­scosse molto successo. La scintilla della passione si ac­cese portando gradualmente Di Renzo nel campo della lettura e della scrittura, attivi­tà che egli affiancò inizial­mente alla professione di in­segnante di chimica e a quel­la di psicologo. E così riper­corriamo insieme, durante il racconto, i momenti salienti della sua vita professionale. Ascoltiamo rapiti e increduli pensando ai sacrifici e ai lunghi viaggi in varie parti del mondo per incontrare personalità note, premi Nobel e scienziati, a noi ancora sconosciuti, che hanno dato vita alla serie di pubblicazioni presenti in catalogo. A partire da Margheri­ta Hack, che ha tenuto a battesimo la colla­na, sentiamo citare nomi come William Sciama, Igor Novikov, Edoardo Boncinelli, Noam Chomsky, Bernard Lewis, Aldo Ca­rotenuto, Cari Djerassi, Federico Zeri, Francesco Paresce, Benoit Mandelbrot, Lui­gi Campanella e tanti altri. Alla domanda "quali consigli ci può dare per la nostra rivi­sta?", con un sorriso ci spiega che il suo la­voro consiste nel fare interviste a tutte que­ste personalità ma che la stesura del libro, una volta sbobinata la registrazione, avviene mediante la rielaborazione di testi concor­data con gli intervistati. Le domande ven­gono eliminate perché, ci spiega, sono noiose e quindi non si riuscirebbe a leggere il libro volentieri. L'aspetto che ci incuriosi­sce subito è la modalità di comunicazione, trattandosi di persone di vari paesi del mon­do: "In inglese ovviamente! Essa non è considerata una lingua ma la lingua in quanto è talmente diffusa e utilizzata che non si può fare a meno di conoscerla. Il no­stro sguardo sfuggente tradiva il senso di colpa per non aver studiato abbastanza e in modo adeguato questa lingua.

Ci siamo ripromessi che avremmo rimediato, quanto prima, mentre ascoltavamo l'importanza vitale che essa ha per il nostro lavoro e per il nostro futuro. Non solo. Di Renzo ci ha spiegato che la psicologia lo ha aiutato molto in quanto gli ha permesso di imparare ad ascoltare il prossimo, a mettersi nei suoi panni e so­prattutto a mettere l'interlocutore a proprio agio. Prima di incontrare ogni autore, ci ha spiegato, deve prepararsi su tante cose e per fare questo è necessaria la lettura di libri e opere dell'intervistato per conoscerlo, per capire, apprendere ed elaborare un proces­so critico dei suoi scritti in modo da prepa­rare l'incontro. "Prepararsi significa evitare di perdere un'opportunità" ha sentenziato Di Renzo. Un ulteriore sguardo imbarazza­to ha tradito i nostri sensi di colpa: aveva­mo letto poche cose dell'editore prima di incontrarlo... . In modo un po' sfrontato abbiamo chiesto quali siano i libri che si vendono di più e se fare l'editore è un me­stiere redditizio.

L'editore ci ha fatto notare che pubblicare i libri in Italia è molto problematico: le diffi­coltà economiche si intrecciano purtroppo con il fatto che il nostro Paese non è molto appassionato alla lettura. C'è un gruppo nu­trito di lettori, ben definito e abbastanza costante, che si dedica alla lettura di testi scientifici. Possiamo considerarlo un feno­meno positivo anche se sarebbe auspicabile un incremento di lettori in questo settore. Continuando il suo discorso ha ribadito che la scienza è difficile da divulgare in quanto si basa su concetti difficili e complessi; pri­ma di diffonderla è necessario conoscerla altrimenti si cade nella banalità o, in alcuni casi, in veri e propri errori di comunicazio­ne. "In Italia ci sono ottimi divulgatori scientifici: mi vengono in mente gli scien­ziati Edoardo Boncinelli e Margherita Hack, ma ce ne sono tanti altri che magari scrivono un po' meno, ma che avrebbero la competenza giusta per farlo. Con questo voglio dire che per divulgare la scienza un'alta padronanza delle discipline". Per quanto riguarda l'aspetto economico, Di Renzo ci fa notare che l'editoria non è poi co­sì redditizia, "è una passione a cui non so ri­nunciare, quasi una missione" afferma. Da buon psicologo capta i nostri sguardi perplessi e continua descrivendo la sua attività più redditizia. "Mi occupo di attività regolatoria in campo farmaceutico" ci spiega. Il nostro sguardo un po' disorientato lo ha spinto a pre­cisare meglio. Ci ha detto che la sua ditta, la Di Renzo Regulatory Affairs, si occupa di servizi regolatori per medicinali per uso umano e ve­terinario, di dispositivi medici, presidi medico chirurgici, di biocidi, cosmetici, integratori ali­mentari, prodotti dietetici , omeopatici, e fito­terapia; assiste le aziende nell'allestimento dei dossier tecnici per l'ottenimento della Certificazione CE di dispositi­vi medici e così via. Siamo en­trati in un mondo a noi del tutto sconosciuto che ci ha fatto riflettere molto sull'im­portanza dello studio delle materie scientifiche e sul ventaglio di opportu­nità che esse offrono per l'inserimento nel mondo del lavoro. Dunque, abbiamo osserva­to, "si occupa prevalentemente di chimica per vivere!" Ci confida che ama la chimica in mo­do particolare ed è stato un insieme di situa­zioni che lo hanno condotto verso il settore regolatorio. "Le cose accadono" ci ha sempli­cemente detto. Si tratta di un'attività particola­re che necessita di personale specializzato co­stituito prevalentemente da tecnici laureati in discipline scientifiche: medici, farmacisti, bio­logi e ingegneri; il suo gruppo di lavoro è co­stituito prevalentemente da donne. "Sono spesso più brave e volenterose degli uo­mini. Le donne cercano un lavoro, invece gli uomini un mestiere. Le donne apprendono prima e hanno una mentalità vincente, cioè tendono a raggiungere il proprio obiettivo mettendo più impegno e sacrificio. Per fare un confronto possiamo dire che, se gli uomini imparano bene il proprio mestiere in un anno, le donne riescono in una settimana..

Ci sono comunque alcune genialità parti­colari che ho riscontrato negli uomini e che non mi è ancora capitato di individua­re nelle donne".

A proposito di chimica, ci interessa cono­scere le iniziative in corso in Italia per cele­brare l'anno Internazionale della chimica. Lo sguardo triste della delusione ci ha preannunciato che non ci sono iniziative particolari in corso "Non ho notato gran­de interesse e sforzo da parte dei chimici anche perché in Italia la scienza e, soprat­tutto la chimica, non vengono considerate come si dovrebbe".

Ci viene spontanea la domanda su come viene svolta la ricerca scien­tifica oggi e cosa ne pensa della ricerca in Italia. In Italia e nel mondo, egli afferma, si fa poco ricerca scientifica vera. La maggior parte degli studi e delle ricer­che si fanno su commissione e sono finalizzati perlopiù al mondo economico e produttivo. Il settore delle tecnologie è quello che viene più spinto e dunque più finanziato. Abbiamo chiesto alcuni consigli in merito al nostro futuro lavorativo soprattutto per quanto riguarda le richieste del mercato del lavoro. "Dovete studiare molto", ci ha detto "e vi dovete dedicare a studi speciali­stici. Ci sono alcune lauree magari facili da conseguire, ma che non vi servono molto per il lavoro. Se pensate di rimanere in Ita­lia, tenete presente che il nostro è diventa­to un Paese di servizi e non più produtti­vo"." In ogni caso", ha concluso "fate in modo da realizzarvi in quello che fate e ampliate sempre di più le vostre conoscen­ze mettendo il guadagno finale in secondo piano. Il futuro sarà migliore se farete le vostre scelte con passione!"

Focus Scuola (Liceo Guglielmo Marconi)